Decreto banche in arrivo. Ma “così popolari in pasto a speculazioni”

20 Gennaio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Piazza Affari in attesa del decreto per il sistema bancario e gli investimenti, di cui si occuperà il Consiglio dei ministri nella giornata di oggi.
Il CdM è stato posticipato alle 15 e Palazzo Chigi ha reso noto che il tema delle banche sarà affrontato, attraverso un’integrazione all’ordine del giorno appena comunicata.

Ieri le banche popolari hanno brindato con progressi superiori a +14% all’arrivo del decreto: gli speculatori stanno scommettendo infatti su una riforma che possa agevolare il consolidamento del settore, e anche di Mps e Carige.Il governo Renzi, eliminando la disposizione “un azionista, un voto”, renderebbe più competitivo il settore bancario italiano.

Ma le critiche non mancano. Stamattina, a tal proposito, si è espresso il deputato di Ncd Barbara Saltamartini, vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera. “L’annunciato provvedimento del Governo sulle banche popolari rischia di essere una iniziativa che, sia nel metodo sia nel merito, fa acqua da tutte le parti. L’esecutivo eviti quindi questo ulteriore autogol, che incrinerebbe ancora di più il rapporto con la parte sana del Paese. Un errore imperdonabile, sul quale non si può tacere e su cui è doveroso sollevare tutte le criticità prima che si riunisca il Cdm e che con un blitz emani il decreto”.

Le banche popolari, spiega, “rappresentano un sistema virtuoso e sussidiario che, in un momento di particolare crisi, sono riuscite a rimanere vicine al territorio, alle pmi e alle famiglie. Stravolgerne la governance rischierebbe di buttarle in pasto alle grandi speculazioni, alla grande finanza”. Tra l’altro, “quanto accaduto ieri in Borsa, con rialzi record dei titoli delle banche popolari, sembra esserne solo l’antipasto. Non si spiegherebbero, inoltre, i motivi di urgenza tali da giustificare un intervento del governo tramite decreto. Motivi per i quali ci auguriamo che, se Renzi dovesse decidere di andare avanti al Quirinale si abbia la giusta sensibilità per valutare con attenzione presupposti ed effetti della norma”.

Intanto Giuseppe Castagna, ad di Bpm, uscendo dal comitato esecutivo dell’Abi, ha affermato: “Non siamo stati coinvolti”, rispondendo a una domanda sulla riforma delle Popolari, mentre Confcommercio “guarda con una certa apprensione le notizie sulla riforma allo studio delle banche popolari e con anche maggiore proccupazione se riguardasse anche le banche di credito cooperativo”, stando a quanto ha ammesso il vicepresidente con delega al credito Pietro Agen, a margine delle presentazione della ricerca dell’Ufficio studi della Confederazione sul problema del credito alle Pmi.

“La preoccupazione – ha aggiunto – è dovuta al fatto che temiamo questo porti ad un ulteriore taglio della presenza delle banche sul territorio e pregiudichi la conoscenza diretta di chi chiede credito. Nel momento in cui chi decide se dare credito è lontano o è un computer la nostra preoccupazione aumenta”.

Se fossero confermate le anticipazioni circolate in questi giorni, si tratterebbe “della fine della partecipazione popolare nelle banche che sono state dietro la crescita di molti territori”.

Ancora più forti gli attacchi del Movimento 5 Stelle: “Ecco che si prepara il solito blitz a favore dei grandi banchieri amici e a scapito del tessuto produttivo delle piccole e medie imprese. Il governo punta allo stravolgimento del settore del credito cooperativo e popolare che in questi anni di crisi ha sostenuto le erogazioni all`economia reale mediamente meglio delle grandi società per azioni dell`intermediazione bancaria”. E’ quanto hanno detto i deputati M5S in vista del Cdm, denunciando contestualmente l’uso inappropriato dello strumento della decretazione d’urgenza.

“Palazzo Chigivuole davvero smantellare un segmento finanziario che mantiene un contatto diretto con le Pmi italiane, che ha preservato una buona capitalizzazione e ha fatto il proprio mestiere di prestatore senza lasciarsi tentare troppo dalla speculazione?”.

E ancoRA: “Tra l’altro la notizia della riforma è stata propagata a mercati aperti, causando uno scossone borsistico che meriterebbe l`attenzione delle autorità di sorveglianza. Cosa fa la Consob? Perché non vieta subito la vendita allo scoperto delle azioni delle popolari? Secondo noi, comunque, il governo dovrebbe essere indagato per aggiotaggio”.