Debito pubblico su livelli record e di risparmi nemmeno l’ombra

14 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – E’ nuovo record del debito pubblico in Italia alla fine di maggio. Il debito ha raggiunto infatti un nuovo massimo nominale di oltre 1827 mld di euro, in aumento di 15 miliardi rispetto al mese precedente e di ben 84 miliardi rispetto al 2009. Un dato che, letto solo nei numeri, sembra essere sconfortante, ma l’Italia incassa ugualmente l’OK della UE per la Manovra finanziaria, strenuamente difesa dal suo fautore, Il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti. E come sempre il dato sul debito del Bel Paese, pubblicato nel supplemento Finanza pubblica della Banca d’Italia ha sollevato un vespaio di polemiche, sia fra le forze dell’opposizione che fra le associazioni dei consumatori, che rilevano come il debito abbia superato i 30 mila euro a testa per circa 60 milioni di italiani. Ma Tremonti mantiene il suo ottimismo e la sua fiducia nel progressivo rientro del debito italiano. Un asso nella manica? La Manovra rappresenta senza dubbio il più grande riconoscimento per Tremonti, che torna a sottolineare l’importanza di valutare non solo il debito pubblico, ma il debito complessivo. “Non farei il cambio con chi ha un debito pubblico basso e un debito privato che è quattro volte il nostro”, ha precisato il Ministro da Bruxelles, al termine dell’Ecofin, tornando a focalizzare l’attenzione su un concetto più ampio di quello preso in considerazione sino ad oggi. Secondo Tremonti, l’Europa sta progressivamente sposando questa posizione di valutare non solo il debito ma anche una serie di indicatori, quali la ricchezza delle famiglie, il sistema delle pensioni e la bilancia dei pagamenti. E che dire del peggioramento del debito registrato nell’ultimo mese?. Per Tremonti è assolutamente in linea con le attese. In effetti, si legge nel Bilancio 2010 del Tesoro che “il deterioramento del quadro di bilancio risente della evoluzione del ciclo economico che determina una evidente riduzione delle entrate nel primo anno di previsione (il 2010 Ndr). L’incremento delle entrate atteso per gli anni successivi, legato alla evoluzione del tasso di crescita del prodotto interno lordo, compensa l’aumento previsto per le spese nello stesso periodo di previsione”. Poi c’è anche il PIL. L’evoluzione del debito va considerata in rapporto al prodotto interno lordo, nel tentativo di riportare quel rapporto in linea con il Patto di stabilità. Le speranze di una ripresa dell’attività economica possono far leggere questo dato con minor catastrofismo, a maggior ragione se unito alla politica di rigore della spesa pubblica disegnato dal Governo italiano ed in rapporto all’atteso aumento delle entrate conseguente ad una accelerazione della crescita. E quali sono le prospettive per il prossimo biennio? Il Fondo Monetario Internazionale la scorsa settimana ha annunciato una revisione al rialzo delle stime di crescita globale per l’anno in corso, segnalando anche un aumento della stima sul PIL italiano allo 0,9% dallo 0,8% indicato in precedenza. La stessa Commissione Europea ad inizio maggio aveva migliorato l’outlook sulla crescita della Zona Euro, indicando un PIL italiano in crescita dello 0,8% quest’anno e dell’1,4% il prossimo, contro una media europea pari all’1% nel 2010 ed all’1,7% nel 2011.