Debito pubblico, La Malfa: l’unica soluzione per ridurlo e’ vendere i beni del patrimonio di stato

2 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Giorgio La Malfa ha appena dato vita a Concentrazione Democratica Repubblicana, un gruppo politico che chiede una svolta nella guida del Paese e la nascita di un Governo che sappia realmente affrontare il problema del risanamento della situazione finanziaria, del rilancio della crescita e della maggiore occupazione. WSI ha intervistato La Malfa, ecco domande e risposte.

WSI – Quali provvedimenti prenderebbe, adesso, per far si’ che il debito pubblico italiano scenda di 400 miliardi, come da accordi tra il governo e la UE, stimolando allo stesso tempo la crescita?

La Malfa – Il rapporto debito pubblico italiano/PIL deve scendere per l’accordo europeo del 5% all’anno cioè una cifra che si colloca oggi su circa 20 milardi all’anno per dieci anni tenendo conto della crescita del PIL. Io procederei con le vendite dei beni pubblici soprattutto e quasi esclusivamente con i beni pubblici dello Stato, delle Regioni, delle Province e dei Comuni che sarebbe in sé un’ottima cosa che gli italiani apprezzerebbero, e soprattutto senza determinare in tal modo effetti deflazionistici che avremmo con l’introduzione di imposte.

WSI – Come si puo’ conciliare l’esigenza di ridurre drasticamete il debito pubblico italiano (2,6 trilioni di dollari) con l’esigenza primaria del mantenimento della pace sociale, visto che e’ impensabile continuare a soffocare in modo iniquo le classi piu’ deboli a scapito di categorie di evasori ricchi e privilegiati?

La Malfa – La conciliazione si ha attraverso la crescita, minore spesa pubblica corrente compensata da sgravi fiscali e spese per investimento pubblici: se non si riesce a fare questa operazione non si concilia nulla e si rischia di fare come la Grecia che è costretta a stringere tutto ed è impossibilitata a fare politiche di sviluppo è così va verso il disastro.

WSI – Quanto e’ verosimile uno scenario in cui il default controllato o disordinato della Grecia, con un referendum in arrivo da cui e’ facile prevedere la vittoria dei “no”, inneschi la rottura del sistema euro e un effetto domino devastante sui mercati mondiali e sull’economia globale, pari secondo alcune stime a 100 crack Lehman Brothers messi insieme?

La Malfa – Non è affatto detto che il referendum greco dia luogo ad un no. Potrebbe essere la richiesta di Papandreou ai propri cittadini di scegliere di stabilire se stare in Europa, il che comporterebbe dei sacrifici, o starne fuori in solitudine. Non sarei sicuro che il no sia vincente né sono così convinto che in caso di uscita della Grecia debba scatenarsi necessariamente un devastante effetto domino.

WSI – Per quale motivo le banche non possono fallire? E perche’ l’idea di Europa poggia oggi in sostanza sul concetto che sono gli istituti di credito a dover essere salvati, mentre pochi burocrati non eletti, a Bruxelles e Francoforte, si arrogano il diritto di cancellare il sistema di welfare affamando popolazioni gia’ ridotte allo stremo del mero sostenamento?

La Malfa – L’esperienza che abbiamo fatto con il fallimento della Lehman e la crisi devastante che ha messo in moto costringendo a non far fallire più nessuno non va dimenticata. Le banche non è che non meriterebbero di fallire sul piano morale; è che gli effetti sistemici possono essere devastanti. Si tratta di mandare via i dirigenti che hanno sbagliato e di porre controlli più forti prima che possano commettere errori così gravi, ma questo è un tema aperto da molti anni, era il tema del forum presieduto da Mario Draghi. L’Italia negli anni ’30 fu saggia nell’orientare il salvataggio delle banche attraverso l’ I.R.I.

WSI – Wall Street Italia ha pubblicato di recente una tabella secondo cui le maggiori banche italiane come Intesa SanPaolo, Monte dei Paschi di Siena e Unicredit sono super-esposte al debito italiano. Salverebbe le banche italiane o qualcuna merita di fallire?

La Malfa – Non sono di questo avviso. Le banche italiane sono solide e lo sarebbero ancor più a fronte della solidità dell’Italia e credo non meritino giudizi di questo tipo. I criteri europei di ricapitalizzazione delle banche fanno torto all’Italia.

WSI – Cosa farebbe per eliminare un fenomeno da Grande Depressione e da paese gravemente malato come quello segnalato dalla disoccupazione giovanile al 30%?

La Malfa – Dalla crisi si esce con la crescita.