Guerra dazi, conti società Usa svelano impatto modesto (per ora)

15 Gennaio 2019, di Alberto Battaglia

Per il momento, non sono i dazi e le dispute commerciali con la Cina le principali preoccupazioni delle società dello S&P 500; perlomeno analizzando i 20 rapporti già pubblicati da altrettante società sul quarto trimestre del 2018.

E’ quanto emerge da una ricognizione compiuta da FactSet Insight, che ha ricercato all’interno dei 20 report finora disponibili, parole chiave come “China”, “tariff” e molte altre potenziali preoccupazioni per i risultati aziendali. Il principale fattore citato come negativo nel quarto trimestre è stato il mercato dei cambi, che è stato evocato da 12 compagnie su 20.

 

Al contrario, “è interessante notare che i termini ‘Cina’ o ‘dazi’ (o entrambi) sono stati menzionati durante le earnings call di 11 società di S&P 500 ad oggi – e 6 di queste 11 società le citano con un impatto negativo”, ha scritto l’autore dell’analisi John Butters. “Tuttavia, quasi lo stesso numero di aziende S&P 500, cinque, ha citato un impatto positivo o un sentiment positivo” da questi stessi elementi.

 

Fra le società che hanno ravvisato effetti negativi dalle tensioni sui dazi c’è, ad esempio FedEx che ha abbassato la guidance sugli utili, in seguito all’indebolimento dell’economia cinese “dovuto in parte alle dispute commerciali”. Sulla sponda opposta è possibile notare il giudizio di Nike che afferma di “non aver visto alcun impatto sul business” dalle tensioni fra Usa e Cina.

Nel grafico in basso è possibile osservare, fra i maggiori fattori di segno negativo, la preponderanza del mercato dei cambi, seguite dal costo delle materie prime e dal rincaro dei salari; i dazi conquistano solo la quinta posizione.