Crisi Ucraina, quale sarà l’impatto sull’economia globale?

8 Marzo 2022, di Valentina Magri

Nonostante il rimbalzo di oggi i listini continuano ad essere condizionati dalla volatilità in attesa di stimare gli impatti della crisi in Ucraina sull’economia internazionale.
Più in generale, è in corso una vera e propria fuga dall’azionario europeo, confermata dal report settimanale di Bank of America. La banca la scorsa settimana ha registrato un deflusso record dall’azionario europeo, del valore di 6,7 miliardi di dollari. Deflussi importanti anche sul mondo emergente (3,1 miliardi di dollari, maggiori dal marzo 2021). Non sorprende sapere quali sono i settori nei quali i capitali affluiscono, ossia quello energetico globale (2,4 miliardi di dollari) e material (4,1 miliardi di dollari, un record settimanale, visto il forte rally dei metalli).

I cali di borsa e la fuga dall’azionario riflettono le preoccupazioni per le sorti dell’economia globale dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Sul tema si è pronunciato il Fondo Monetario Internazionale (Fmi), a valle della riunione del 4 marzo scorso dell’executive board, presieduto da Kristalina Georgieva.

L’impatto della guerra su Russia e Ucraina

Secondo l’organizzazione presieduta da Georgieva, le conseguenze economiche della guerra sono già molto gravi. In primis per l’Ucraina, danneggiata pesantemente dal conflitto sia in termini umani che di infrastrutture ed edifici. La nazione dovrà affrontare significativi costi di recupero e ricostruzione, che attualmente sono ancora difficili da stimare. Ricordiamo che il paese ha già richiesto all’Fmi un finanziamento di emergenza da 1,4 miliardi di dollari. La sua richiesta dovrebbe essere esaminata questa settimana.

La Russia dal canto suo subirà l’effetto delle sanzioni internazionali. Anche se è troppo presto per prevedere il pieno impatto di queste sanzioni, abbiamo già visto un forte calo dei prezzi degli asset e del tasso di cambio del rublo. Nasir Aminu, senior lecturer in economia e finanza alla Cardiff Metropolitan University, ha ricordato in un suo articolo sulla rivista online The Conversation che un fallimento della Russia è “estremamente probabile” secondo un gruppo di banche globali. E avrebbe gravi conseguenze anche per il resto del mondo. Un altro default in agguato potrebbe essere quello dell’Ucraina sul debito, visto che circa 60 miliardi di dollari di obbligazioni di Kiev sono state declassate al rating spazzatura.

L’impatto della crisi in Ucraina sull’economia globale

Secondo le stime di Nasir Aminu, ricercatore della Cardiff Metropolitan University, ci sono oltre 100 miliardi di dollari di debito russo nelle banche straniere. Il potenziale default di Mosca potrebbe quindi innescare una crisi di liquidità sulla falsariga della crisi finanziaria del 2008, in cui le banche hanno smesso di prestarsi denaro a vicenda a causa di una crisi di liquidità.

Gli istituti di credito più esposti sono quelli di Italia, Francia e Austria: i dati della Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS) mostrano che le banche francesi e italiane hanno ciascuna crediti in sospeso per circa 25 miliardi di dollari sul debito russo, mentre le banche austriache hanno 17,5 miliardi di dollari.

Le banche statunitensi hanno diminuito la loro esposizione all’economia russa dopo le sanzioni in Crimea nel 2014. Tuttavia, Citigroup ha un’esposizione di 10 miliardi di dollari, anche se si tratta di una porzione relativamente piccola dei 2,3 trilioni di dollari di attività che la banca detiene. Inoltre, Unicredit e Sociètè Gènèrale sono le banche europee con maggiori operation  e crediti verso la Russia, secondo quanto scrive l’agenzia di rating Fitch. Secondo la testata Nikkei Asia, le banche di Giappone, Usa ed Europa rischiano forti perdite dal default della Russia, dell’ordine di 150 miliardi di dollari. A soffrire saranno anche le banche dove gli oligarchi russi detengono i loro capitali, ossia quelle situate in Svizzera, Cipro e Gran Bretagna.

Non se la passeranno bene neanche le imprese con interessi o crediti verso la Russia. I creditori occidentali faranno molta fatica a farsi ripagare, considerati il crollo del rublo e le restrizioni sullo Swift. Solo gli Stati Uniti hanno un’esposizione di 15 miliardi di dollari verso la Russia, riferisce l’agenzia Reuters.

Alcune aziende poi intendono dismettere le loro attività o partecipazioni in società della Russia. Ma queste ultime sono destinate a subire sostanziali svalutazioni, che potrebbero portare a un sell-off delle azioni delle società cedenti, innescando un effetto domino come avvenne con le banche in occasione della Grande Recessione del 2007-2008.

L’Fmi sottolinea che i paesi che hanno legami economici molto stretti con l’Ucraina e la Russia sono particolarmente a rischio di scarsità e interruzioni dell’approvvigionamento e sono i più colpiti dal crescente afflusso di rifugiati. La Moldavia ha già richiesto un aumento e una rifasatura del suo attuale programma supportato dall’Fmi per aiutarla a far fronte ai costi della crisi attuale.

A livello globale, i prezzi dell’energia e delle materie prime, compreso il grano e altri cereali, sono aumentati, aggiungendosi alle pressioni inflazionistiche dovute alle interruzioni della catena di approvvigionamento e alla pandemia di Covid-19. Gli shock dei prezzi avranno un impatto in tutto il mondo, specialmente sulle famiglie povere, per le quali il cibo e il carburante rappresentano una percentuale maggiore delle spese. Se il conflitto dovesse intensificarsi, il danno economico sarebbe ancora più devastante.

Le sanzioni alla Russia avranno anche un impatto sostanziale sull’economia globale e sui mercati finanziari, con ricadute significative su altri paesi. Secondo l’Fmi, le autorità monetarie dovranno monitorare attentamente l’inflazione interna, per calibrare risposte appropriate. La politica fiscale dovrà sostenere le famiglie più vulnerabili, per aiutare a compensare l’aumento del costo della vita. E la crisi complicherà ulteriormente il panorama politico, proprio mentre l’economia mondiale si stava riprendendo dalla crisi pandemica.