Crisi Ucraina: primo pacchetto sanzioni, oligarchi e banche russe nel mirino

23 Febbraio 2022, di Mariangela Tessa

Pronte le prime sanzioni economiche in risposta alla crisi ucraina. Dai membri della Duma ai leader delle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk fino alle banche e all’accesso della Russia ai mercati europei. Sono bastate ventiquattr’ore per creare un fronte comune tra gli alleati Occidentali  sul terreno delle sanzioni anti-russe nella crisi ucraina.
E se per Washington e Londra l’adozione di misure severe era annunciata, non lo era affatto per un’Unione europea, divisa tra chi fino a ieri professava la linea della prudenza (Italia inclusa). E chi chiedeva un intervento deciso.

Alla fine, nella riunione informale dei ministri degli Esteri convocata a Parigi, l’Ue ha trovato un punto di equilibrio adottando un pacchetto di sanzioni corpose ma che non toccano Putin in persona.

La prima a dare un segnale forte è stata la Germania, cedendo, almeno temporaneamente, su uno dei progetti sui quali ha più interessi economici: il gasdotto Nord Stream 2. E’ stato lo stesso cancelliere Olaf Scholz ad annunciare il congelamento dell’autorizzazione della rete, non ancora in funzione, che collega la Russia alla Germania.

Sanzioni Ucraina: nel mirino membri della Duma e oligarchi russi

Nel mirino dell’Ue sono finiti i 351 membri della Duma che hanno votato a favore del riconoscimento delle repubbliche del Donbass da parte di Mosca. Ma anche 27 persone ed entità che hanno finanziato l’aggressione nei confronti di Kiev. Londra, parallelamente, ha annunciato il congelamento degli asset britannici per tre oligarchi: Gennady Timchenko, Boris Rotenberg e Igor Rotenberg. Nessuna sanzione diretta, al momento, per il presidente russo Vladimir Putin.

Le sanzioni Usa hanno colpito cinque persone dell‘elite russa: il capo dei servizi segreti (Fsb) Aleksandr Bortnikov (e suo figlio, Denis), l’ex premier ed ora primo vice capo di gabinetto dell’Amministrazione Presidenziale Sergei Kiriyenko (e suo figlio Vladimir), e il ceo di Promsvyazbank Piotr Fradkov.

Banche

Il primo a colpire gli istituti russi, in ordine cronologico, è stato il premier britannico Boris Johnson, che ieri in mattinata ha imposto lo stop all’accesso alla City per Rossiya, Is Bank, General Bank, Promsvyazbank e Black Sea Bank. Ma anche le sanzioni adottate dall’Unione prendono di mira le banche russe ed in particolare gli istituti “che stanno finanziando le operazioni militari russe e altre operazioni nei territori” riconosciuti da Mosca.

Mercati

Tra le sanzioni, spicca la limitazione al governo russo all’accesso ai mercati e servizi finanziari europei con l’obiettivo di colpire l’offerta di finanziamento del debito sovrano russo. La portata delle misure, che come tutte le altre finiranno sul tavolo del Consiglio Ue, dipenderà dall’ampiezza che Bruxelles vorrà dare alle limitazioni finanziarie dirette a Mosca.

Commercio

Le sanzioni europee impongono il divieto di export e import tra l’Ue e le province separatiste di Donetsk e Lugansk. Washington ha già annunciato un bando sugli investimenti e le attività commerciali e finanziarie da parte degli americani nelle regioni separatiste.

Putin: “aperti al dialogo”

Ci si chiede a questo punto se le sanzioni sortiranno qualche effetto. Mentre assalto alla capitale ucraina Kiev sembra una “possibilità molto reale”, secondo  la ministra degli Esteri britannica Liz Truss, questa mattina il presidente russo Vladimir Putin si è detto pronto a trovare “soluzioni diplomatiche” con Kiev e l’Occidente sulla crisi ucraina.

 “Il nostro Paese è sempre aperto al dialogo diretto e onesto per trovare soluzioni diplomatiche ai problemi più complessi. Tuttavia, gli interessi e la sicurezza dei nostri cittadini non sono negoziabili”, ha spiegato in un discorso trasmesso in tv in occasione della Giornata del difensore della patria.

Parlando alla Bbc, Truss, si è “molto molto preoccupata per un’imminente invasione dell’Ucraina”. Parlando al programma BBC Breakfast, Truss ha aggiunto: “La Russia ha circondato l’Ucraina, quindi potremmo assistere ad un attacco da una varietà di direzioni”. In caso di invasione, ha poi sottolineato, il Regno Unito intensificherà le sanzioni contro Mosca: “Nulla sarebbe fuori discussione in caso di un’invasione totale”.