Crisi rifugiati: Svezia a un punto di rottura

21 Marzo 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – L’allarme rifugiati europea rischia di fare deragliare le locomotive economiche dei paesi più stabili e virtuosi dell’area euro, come Germania e Svezia. L’utopia socialista svedese, in particolare, è in seria difficoltà a causa della crisi dei migranti.

Stoccolma è arrivata a un punto di rottura. I flussi di persone in fuga dal Medioriente stanno mettendo sotto pressione il modello socialista della nazione scandinava. Quando si tratta di assistenza medica, mercato del lavoro e ospitalità, poche nazioni hanno rivali in Europa e nel mondo. Ma la stessa “generosità” statale rischia di far saltare tutto il sistema. La Svezia è a un punto di rottura.

Per avere un’idea dei livelli toccati dalla crisi dei migranti in Svezia basta andare ad Halmstad, una cittadina passaggio obbligato per il Mare del Nord puntellato da spiagge e campi da golf. Qui almeno 400 persone in fuga da Siria e Afghanistan hanno fatto domanda di asilo. Ci possono volere anni prima che venga data una risposta definitiva alla loro richiesta. Nel frattempo i rifugiati vivono in appartamenti di fortuna forniti dallo stato, senza fare nulla da mattina a sera.

Solo l’anno scorso la Svezia ha accolto 163 mila rifugiati,l’1,6% della sua popolazione. L’ondata migratoria maggiore dai tempi della Seconda Guerra mondiale sta mettendo in discussione il modello economico vincente scandinavo, caratterizzato da prudenza fiscale, ma assistenza sanitaria e sociale di qualità per tutti, da un’apertura agli stranieri ma anche una occupazione in salute.

Il risultato è che le spese pubbliche destinate all’accoglienza dei rifugiati non sono più sostenibili. Basti pensare che hanno superato quelle destinate alla Difesa, convincendo anche le autorità politiche di sinistra che va rivisto il modello fiscale. Le tasse sono alte per tutti, ma i servizi offerti sono di grande qualità. Ora il sistema viene messo in discussione persino da persone che sono state salvate da questo modello.

“Se non i nostri soldi vanno impiegati per le cose giuste, la gente incomincerà a chiedersi se vale la pena pagare”, dice a Bloomberg Aida Hadzialic, ex vice sindaco di Halmstad. “A quel punto si creerebbero divisioni. Quello non è il modello svedese, non è la Svezia che conosciamo”, ha dichiarato la politica, nominata ministro dell’Istruzione secondaria nel 2014, che di accoglienza ne sa qualcosa essendo scappata con la sua famiglia quando aveva 5 anni dalla guerra nell’ex Jugoslavia.

Gli investitori sono innervositi dalla tenuta delle finanze pubbliche e dall’incertezza politica crescente. I partiti di destra contrari all’immigrazione hanno guadagnato terreno e popolarità nei sondaggi. I Democratici Svedesi sono saliti di cinque punti rispetto alle elezioni del 2014, arrivando al 14% dei consensi.

I rendimenti dei bond salivano di pari passo con i flussi migratori. Quando il numero di rifugiati ha toccato i record assoluti alla fine dell’anno scorso, lo Spread tra i tassi decennali svedesi e quelli tedeschi si è ampliato ai massimi di nove mesi. Il governo ha avvertito che i costi per affrontare la crisi dei rifugiati ridurranno ulteriormente il bilancio di 110 miliardi di dollari.