Chi non risparmia gas in Svizzera rischia il carcere. E in Italia?

14 Settembre 2022, di Alessandra Caparello

Fare la doccia invece del bagno e mettere i coperchi alle pentole, quando si cucina sono solo alcune delle raccomandazioni che la Svizzera lancia ai suoi cittadini per contrastare la crisi del gas. E se si verificasse lo scenario peggiore, da inviti si passerebbe a vere e proprie restrizioni. Come riportato dal quotidiano elvetico “Blick”, ad esempio, il riscaldamento negli edifici riscaldati a gas sarebbe consentito solo fino a un massimo di 19 gradi e l’acqua calda fino a 60 gradi. Divieto assoluto di usare i riscaldatori radianti, mentre saune e piscine dovrebbero rimanere chiuse.

Considerando la severità che ha da sempre contraddistinto la Svizzera, si rischia il carcere? Ebbene, chiunque violi le norme sarà effettivamente punibile con una pena detentiva o pecuniaria, sulla base della Legge federale sull’approvvigionamento economico del Paese. In particolare in caso di un’azione deliberata, l’autore rischierebbe una pena detentiva fino a tre anni o una multa. In caso di violazione colposa delle misure, è invece ipotizzabile una multa fino a 180 aliquote giornaliere.

Tuttavia sarebbe effettivamente possibile “imporre sanzioni se i privati – ad esempio – alzassero troppo il riscaldamento”, ha confermato Markus Spörndli, portavoce del Dipartimento federale dell’economia (DEFR). Tuttavia, “solo se il reato viene segnalato e controllato e può essere successivamente dimostrato”, ha sottolineato Spörndli, spiegando che i reati dovrebbero essere perseguiti d’ufficio dai Cantoni.

Crisi gas: il piano dell’Italia. Chi controllerà?

Pochi giorni fa il Mite ha presentato il Piano nazionale di contenimento dei consumi del gas che prevede la riduzione dei consumi, regolamentando il funzionamento degli impianti di riscaldamento già entro il mese di settembre 2022, modificando la vigente regolamentazione della temperatura e dell’orario di accensione invernale attraverso un decreto del Ministro della Transizione Ecologica. In particolare, la temperatura dei riscaldamenti dovrà essere ridotta di 1°C come segue:

  • a 17°C con più o meno 2 gradi di tolleranza per gli edifici adibiti ad attività industriali, artigianali e assimilabili;
  • a 19°C con più o meno 2 gradi di tolleranza di tolleranza per tutti gli altri edifici.

Il piano prevede poi l’adozione di misure comportamentali a costo zero, implementabili attraverso una campagna di sensibilizzazione, quali:

  • riduzione della temperatura e della durata delle docce;
  • utilizzo anche per il riscaldamento invernale delle pompe di calore elettriche usate per il condizionamento estivo;
  • abbassamento del fuoco dopo l’ebollizione;
  • riduzione del tempo di accensione del forno;
  • utilizzo di lavastoviglie e lavatrice a pieno carico;
  • distacco della spina di alimentazione della lavatrice quando non in funzione;
  • spegnimento o l’inserimento della funzione a basso consumo del frigorifero quando in vacanza;
  • non lasciare in stand-by TV, decoder, DVD;
  • riduzione delle ore di accensione delle lampadine.

Ulteriori risparmi possono conseguirsi con misure comportamentali che richiedono investimenti anche piccoli da parte degli utenti, ad esempio con investimenti per la sostituzione di elettrodomestici a più elevato consumo con quelli più efficienti, sostituzione di climatizzatori con quelli più efficienti, installazione di nuove pompe di calore elettriche in sostituzione delle vecchie caldaie a gas, installazione di pannelli solari termici per produrre acqua calda, sostituzione lampadine tradizionali con quelle a led.

Ma chi controllerà? Non ci saranno controlli a tappeto, nessuno entrerà nelle case degli italiani per verificare la temperatura dei termosifoni, né ci saranno multe per chi non aderirà alle misure di risparmio energetico dettate dal governo. Potrebbe al massimo esserci qualche controllo a campione negli edifici pubblici o nei condomini, sul riscaldamento in particolare come afferma il titolare del Mite, Roberto Cingolani.

“Sarà necessario spiegare, con una campagna informativa chiara, come piccole azioni quotidiane possano generare collettivamente grandi risparmi di gas. Negli edifici pubblici o in quelli privati con impianti centralizzati si potranno fare anche dei controlli ed essere più stringenti sull’applicazione. Ma sono fermamente convinto che la soluzione migliore sia l’informazione che genera consapevolezza, non la coercizione”.