Crisi di governo, perché proprio adesso?

15 Luglio 2022, di Leopoldo Gasbarro

A volte quello che sembra scontato non avviene e sorge spontanea la domanda: perché? In un contesto così difficile a livello economico e geopolitico, sarebbe lecito attendersi un’unità di intenti. Invece no. In Italia siamo nel bel mezzo di una crisi di governo e di identità che rischia di far più danni della guerra in Ucraina, dell’inflazione e della crisi energetica. La crisi politica rischia di fare implodere l’intera area dell’euro. Stavolta c’entrano poco la Germania o i paesi del nord Europa, che sovente hanno trattato l’Italia come un bambino capriccioso che non vuole fare ” i compiti a casa”. Questa volta è diverso: i problemi italiani sono stati creati a casa nostra, per scelte che ai più risultano incomprensibili.

La domanda è: è solo la voglia di riscatto del Movimento 5 Stelle, o c’è altro dietro? Qualcosa legato a una situazione internazionale sempre più criptica.

La reazione dei mercati alla crisi di governo italiana

Intanto i mercati finanziari ci stanno dicendo cosa ne pensano dell’Italia, al momento della redazione di questo articolo, il Ftse Mib registra un calo superiore al 3% e sta zavorrando tutti gli altri indici europei, che ora hanno una nuova scusa per perdere.

Così dalla Bce arrivano già segnali di rigore nei confronti dell’Italia, quel rigore che era stato in passato messo da parte per merito di Mario Draghi. In questo modo, l’Europa esercita una sorta di “ricatto economico” finendo per influenzare la politica interna di uno dei paesi membri. Del resto Mario Draghi prima o poi dovrà lasciare il suo incarico e allora che ne sarà dell’Italia?

Ma è prematuro porsi una questione simile. Il punto è un altro: in tempi difficili come questo, servono uomini forti, di idee, unità nazionali che invece vengono meno. Sarebbe stato utile aver un uomo come Winston Churchill, che dicesse: “Non prenderanno mai Piccadilly”.

Ed invece la nostra Picadilly la prenderanno eccome. Perchè di Winston Churchill sembra non essercene. Ormai la nostra unica speranza di ricostruzione sono i fondi del PNRR. Un rinvio innescato da un’eventuale crisi di governo rischierebbe di pregiudicarne l’utilizzo e questo sarebbe inaccettabile.

Resta la domanda di fondo: perché proprio ora? Che qualcuno abbia il coraggio di rispondere, dicendo la verità.