Crisi Coop: dal Pd àncora di salvezza, ma è illegale

30 Novembre 2017, di Alessandra Caparello

La bolla dei “prestiti sociali” delle cooperative ha analogie con il crac delle quattro banche finite in risoluzione, visto che anche qui le vittime sono famiglie e lavoratori hanno subito perdite ingenti, l’ennesimo triste esempio di risparmio tradito all’italiana.

Come ricorda Il fatto quotidiano, solo le Coop dei supermercati hanno in cassa oltre 9 miliardi dei loro soci, ufficialmente per finanziare l’attività, ma di fatto come servizio di gestione dei risparmi.

“È una banca vera e propria, con tanto di sportelli, bancomat e carta magnetica per pagare la spesa con il proprio credito verso la cooperativa. Sarebbe un reato punito con il carcere fino a tre anni dall’articolo 130 del Testo unico bancario (Abusiva attività di raccolta del risparmio)”.

Ma a livello legislativo per i soci delle coop non v’è tutela. Il codice civile all’articolo 2467 recita testualmente che tale norma non trova applicazione per le somme versate dai soci alle cooperative a titolo di prestito sociale. In sostanza significa che il rimborso dei finanziamenti dei soci a favore della società è postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori”. In parole povere se una società fallisce i soci che hanno prestato capitali per avere qualcosa indietro devono aspettare prima che siano soddisfatti dipendenti, fornitori, banche, ecc. Sono l’ultima ruota del carro per intenderci.

Sul tema è intervenuto il senatore del Pd Ugo Sposetti che ha presentato l’emendamento 29.0.24 alla legge di Bilancio approvato in commissione. Tale emendamento tutela i soci che affidano i risparmi alla cooperativa come se fosse una banca e in altre parole, come scrive il quotidiano, finisce per legalizzare un’attività illegale e genera future grane a non finire, ignorando che il prestito sociale non è risparmio ma capitale di rischio.

“In una prima versione prescriveva che il 30 per cento delle somme raccolte con il prestito sociale venissero investite, a garanzia dei soci, in strumenti finanziari adeguati per liquidità, redditività e profilo di rischio. In quella definitiva invece, forse dopo che qualcuno ha fatto notare all’estensore che quella si chiama gestione del risparmio, si cambia tutto e si prescrive che le coop “sono tenute a impiegare le somme raccolte in operazioni strettamente funzionali al perseguimento dell’oggetto o scopo sociale”.

“Poi però si dice che si deve garantire la restituzione di almeno il 30 per cento del prestito sociale costituendo un patrimonio separato, cioè un tesoretto al riparo dall’eventuale fallimento della società. Cioè si raccoglie il prestito sociale per metterlo da parte a garanzia del prestito sociale. O sono dei geni o ci stanno prendendo in giro”.