Crisi: Confesercenti-Ispo, gli italiani si sentono ancora accerchiati

13 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – “Gli italiani si sentono ancora accerchiati dalla crisi”. Sembra essere questo il senso del terzo sondaggio Confesercenti-Ispo sulla situazione economica e sociale e che segue quello di ottobre 2009 e febbraio 2010. Emerge in particolare altissimo l’allarme per la situazione economica che tocca il 93% fra quelli che si dichiarano molto/abbastanza preoccupati (era il 91% nei primi due sondaggi) e per il lavoro che arriva al 94% dal 92% di febbraio. Solo il 7% si dice non preoccupato. “E’ un peggioramento che ci preoccupa – sottolinea Marco Venturi – e ci fa temere una ulteriore contrazione dei consumi ed un effetto sulla stagione turistica già in corso. Se consumi e redditi delle famiglie continuano ad accumulare segni meno è probabile che a fine anno anche il saldo fra aperture e chiusure in settori come quello commerciale sia fortemente influenzato. E potrebbe arrivare ad oltre 30 mila unità in meno”. Altro capitolo ad alta tensione è quello che riguarda il lavoro: sono molto o abbastanza preoccupati per la situazione del mercato del lavoro il 94% degli intervistati, con un balzo di 2 punti rispetto a febbraio. Il “picco” lo toccano con il 98% sia i disoccupati che i dirigenti e i liberi professionisti. Seguono poi con il 96% insegnanti e impiegati e con il 92% i lavoratori dipendenti con qualifiche meno elevate. Non consola poi lo sguardo rivolto verso la prospettiva: se a febbraio 2010 la maggioranza degli italiani (51%) era fiducioso sul fatto che tra un anno la situazione economica sarebbe diventata positiva, ora quella quota torna in minoranza con un 40%, ben 11 punti in meno. Sale invece la quota dei pessimisti dal 36% al 51%. A guidare la fila degli ottimisti sono i giovani, gli imprenditori, i lavoratori autonomi, i professionisti. E sul piano politico, con un 50%, gli elettori di destra o centrodestra. Del resto è indicativo il fatto che l’88% del campione intervistato sia convinto che il peggio non sia passato. Era l’87% ad ottobre 2009, ma soprattutto l’83% nel febbraio del 2010. Fa dunque un passo indietro quel timido segnale di ottimismo registrato ad inizio d’anno. Sono soprattutto allarmati i giovani (24-34enni con il 65%, i laureati con il 68%, i disoccupati con il 70% e chi ha vissuto nella propria famiglia la perdita del lavoro o la cassa integrazione (66%). Che il peggio non sia passato inoltre è convinzione assai diffusa fra gli elettori di entrambi gli schieramenti politici: la pensa così l’89% di quelli del centrosinistra, ma anche l’84% di quelli del centrodestra. La sensazione che la crisi prosegua il suo cammino viene anche dalla forte convinzione che essa abbia messo in ginocchio soprattutto le Pmi. (segue)