Criptovalute: Corea del Sud ci ripensa, apre al Bitcoin

21 Febbraio 2018, di Alessandra Caparello

SEUL (WSI) – La Corea del Sud cambia idea e apre al Bitcoin. Mentre all’inizio del mese scorso il ministro della Giustizia aveva messo sul piatto l’ipotesi di mettere al bando le criptovalute, sullo stile cinese, suscitando grandi proteste culminate in una petizione popolare contro la regolamentazione del settore, ora l’inversione di rotta.

Choe Heung-sik, presidente del Servizio di supervisione finanziaria, ha confermato che il governo sudcoreano sosterrà il trading di criptovalute incoraggiando le banche a facilitare le transazioni con le piattaforme di scambio.

Le nuove norme annunciate dalla Corea del Sud hanno suscitato l’interesse degli investitori che ora non potranno più rimanere nell’anonimato trattando le criptovalute. Una notizia che per chi investe nel Bitcoin rappresenta una vera e propria boccata d’ossigeno tanto che non è azzardato pensare che, proprio grazie alle novità giunte della Corea del Sud, il Bitcoin oggi possa subire un apprezzamento.

Nel frattempo Elliott Management, il più grande hedge fund del mondo fondato da Paul Singer nel 1977, ha inviato ai suoi clienti una lettera in cui sostiene che il bitcoin equivale al nulla e che il desiderio di investire in esso è un indizio dell’ignoranza illimitata dei branchi di razza umana. Come scrive MilanoFinanza, forse la mossa di Elliott on è causale.

“Considerando che ieri il Bitcoin è arrivato a quasi 11.718,23 dollari, finendo per raddoppiare in due settimane, viene il sospetto che Elliott consideri le criptovalute un temibile concorrente e quindi la sua lettera sia un classico esempio di operazione Fud, acronimo di fear, uncertainty and doubt, vale a dire paura, incertezza e dubbio, quello che si vuole scatenare nei potenziali investitori in bitcoin per convincerli che è meglio starsene alla larga”.