Troppi debiti, crescono adesioni alla “legge salva suicidi”

5 Maggio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Si moltiplicano le adesione alla cosiddetta “legge salva suicidi”, normativa introdotta nel 2012 che regola il sovraindebitamento.

Dopo i recenti casi, come quello dell’impiegata in cassa integrazione che ha visto ridursi dal Tribunale di Busto Arsizio il debito nei confronti di Equitalia da 86mila a 11mila euro, sono sempre piu’ numerosi i casi di cittadini che hanno contratto debiti insostenibili a far ricorso alla legge, che va incontro a chi non e’ più in grado di far fronte ai debiti contratti (banche, finanziarie, fornitori privati, Equitalia e le Pubbliche Amministrazioni).

Nel dettaglio, questa legge prevede che il cittadino possa rivolgersi agli Organismi di composizione della crisi che dovrebbero essere attivi nei Tribunali di competenza. Le procedure utilizzate sono tre: accordo con i creditori; Piano del consumatore o liquidazione dei beni.

Chi può accedere all’accordo di ristrutturazione del debito verso i propri creditori?

“Ne possono usufruire – spiega Carlo Claps, presidente di Aidacon Consumatori, sul quotidiano il Mattino – le persone che hanno assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta (ad esempio dipendenti, pensionati e professionisti);i piccoli imprenditori al di sotto delle soglie di fallibilità;gli imprenditori agricoli, in quanto esclusi dalla legge fallimentare;altri soggetti non fallibili come, ad esempio, le associazioni e gli enti no profit. Si procede in questo modo: il sovraindebitato, avvalendosi di un organismo riconosciuto dalla legge o di un professionista (avvocato, commercialista…), può proporre ai creditori, depositandolo presso il Tribunale del luogo ove ha la residenza, un accordo di ristrutturazione del debito, sulla base di un piano che assicuri il regolare pagamento dei creditori, precisando le modalità ed i termini di pagamento, le eventuali garanzie rilasciate per l’adempimento dei debiti nonché le modalità per l’eventuale liquidazione dei beni. Per arrivare all’esdebitazione – precisa l’avvocato Claps – è necessario che l’accordo sia raggiunto con i creditori che rappresentano almeno il settanta per cento dei crediti. Se il creditore contesta il piano presentato, spetterà al Giudice valutarne la convenienza rispetto ad altre alternative, che comprendono anche la vendita dei beni del debitore”.