Crac Pop Vicenza, Zonin: “Colpa è della dirigenza e Sorato”

28 Marzo 2017, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – Irregolarità nella gestione della Popolare di Vicenza? Non ne ero a conoscenza. A dirlo Gianni Zonin, l’imprenditore vinicolo alla guida della banca popolare vicentina per 19 anni e che ha portato l’istituto al fallimento.

Emergono ora i verbali dell’interrogatorio tenutosi nei giorni scorsi dell’ex numero uno di Bpvi dinanzi ai pubblici ministeri in merito al buco da 6,2 miliardi di euro di valore delle azioni della banca.

“Le responsabilità di quanto successo fra il 2013 e il 2014 con la concessione di credito ai soci in cambio dell’acquisto di azioni  era in capo a chi  ricopriva il ruolo di direttore generale e direttore dei mercati”.

L’ex patron Zonin rovescia tutte le responsabilità su Samuele Sorato e sul suo vice Emanuele Giustini, indagati insieme a lui per il reato di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza. L’imprenditore conferma dinanzi ai giudici quanto scritto dai suoi legali nell’atto di citazione contro Sorato e Giustini, per cui lo stesso Zonin non aveva alcun controllo sulle operazioni baciate, con cui la banca ha trasformato il debito in capitale, concedendo credito ai soci disposti a spendere parte del loro denaro in titoli della Popolare.

Sul punto Zonin dichiara ai giudici la propria totale estraneità, visto che il patron non ha alcuna attività di gestione, anzi è stata la direzione della banca a produrre una gestione scorretta, posta in essere con modalità tali – scrivono i legali di Zonin – da non poter essere accertata dal cda.

“Le pratiche di finanziamenti baciati sembrerebbero essersi svolte in un contesto di vera e propria clandestinità, con lo stesso Zonin che non sarebbe stato messo nelle condizioni di conoscere che all’interno dell’istituto vigilato due dei più alti dirigenti stavano compiendo attività non corrette all’interno della banca”.

Dal canto suo l’ex dg della banca Sorato respinge con fermezza le accuse di Zonin.

“Totalmente inveritieri, sia l’addebito di avere tenuto una condotta silente nei confronti dell’autorità giudiziaria, sia le illazioni su sue presunte responsabilità, asseritamente riferite dal cav. Zonin”.