Covid, quando finirà l’emergenza? Per Fauci nella primavera 2022

26 Agosto 2021, di Massimiliano Volpe

Quando finirà l’emergenza coronavirus? Una risposta al quesito che tutti si pongono da tempo è arrivata dal virologo americano Anthony Fauci, il principale consigliere medico dell’amministrazione Usa di Joe Biden.

Secondo Fauci la svolta nella lotta all’epidemia di Covid-19 arriverà non prima della primavera del 2022 ma per fare questo è necessario convincere gli scettici e i contrari a vaccinarsi.

L’immunologo ottantenne, di origine italiana, è noto da decenni grazie ai suoi contributi nel campo della ricerca sull’AIDS e altre immunodeficienze, sia come scienziato che come capo dell’istituto statunitense National Institute of Allergy and Infectious Diseases.

“Se buona parte dei circa 90 milioni di americani che non si sono vaccinati lo farà entro il prossimo inverno, per la primavera avremo un buon controllo”, ha detto nel corso di un’intervista alla Cnn.
Per Fauci non è possibile stabilire una percentuale di persone vaccinate sufficiente a evitare una ripresa dei contagi: “Potrebbe essere il 99% o l’85%, non lo sappiamo”, e poi ha aggiunto, “dobbiamo vaccinare la maggior parte delle persone possibili, è quello l’unico numero auspicabile”.

Secondo quanto rilevato dalla Johns Hopkins University, fino ad oggi la pandemia da Covid-19 ha provocato in tutto il mondo 212 milioni e mezzo di contagi nonché più di quattro milioni e 440mila decessi.

Fauci ha poi sottolineato che “la variante Delta ha una capacità straordinaria di passare da persona a persona. Quindi dipende da noi. Se continuiamo a indugiare senza far vaccinare le persone che dovrebbero essere vaccinate”, la pandemia da Covid-19 “potrebbe persistere, portando allo sviluppo di un’altra variante che potrebbe complicare le cose”.

Secondo i dati forniti dal ministero della Sanità in Italia finora sono state somministrate 75.622.961 dosi di vaccini e 36.532.211 persone hanno completato il ciclo vaccinale, pari al 67,64% della popolazione con più di 12 anni, nonostante il calo delle inoculazioni verificatosi ad agosto, in particolare tra gli over 40 e 50.

Nella vicenda dei contagi in Italia è intervenuta questa mattina la Fipe-Confcommercio non si sottrae al dibattito in corso sulla vaccinazione nei luoghi di lavoro e sull’estensione dell’utilizzo del green pass, registrando con preoccupazione, da una parte, il ritardo nel cambiamento delle regole che disciplinano il livello del rischio sanitario nelle zone del Paese e, dall’altra, l’imminente ripartenza di tutte le attività e l’impatto che questa avrà sulla curva dei contagi.
L’organizzazione comparativamente più rappresentativa dei Pubblici esercizi italiani avanza tuttavia una richiesta come priorità ineludibile: la fine della stagione delle misure restrittive a carico delle imprese.

Dopo 18 mesi di pandemia, 2 mesi di lockdown totale, nove mesi di campagna vaccinale e un lunghissimo periodo di limitazioni alle attività in diversi comparti (alcuni dei quali, come le discoteche, non ancora operativi), sarebbe incomprensibile e irragionevole, nel caso del probabile peggioramento del quadro sanitario, riportare indietro le lancette dell’orologio, riproponendo le solite limitazioni alle solite imprese, in primis proprio ai pubblici esercizi.

Dal momento che i livelli di rischio vengono misurati su ospedalizzazioni e ricoveri in terapia intensiva e una volta conclamato scientificamente che il vaccino riduce ospedalizzazioni e ricoveri in terapia intensiva, appare evidente dove si colloca la necessità e l’urgenza di agire per tutelare il bene comune, nel rispetto della libertà e della tutela della privacy delle persone, ma senza che questo travolga comunità e sistema economico.

“In questo nuovo quadro – sottolinea il presidente, Lino Stoppani – non sarebbe civile ipotizzare un solo ulteriore giorno di limitazioni delle attività dei pubblici esercizi. Il nostro settore ha già pagato un prezzo altissimo nei mesi delle chiusure e delle zone “colorate”; proprio negli ultimi mesi, poi, abbiamo riaperto dando un contributo decisivo all’utilizzo e all’implementazione del green pass, sostenendo con forza la stessa campagna di vaccinazione. Oggi se tanti cittadini, tra cui 4 milioni di over 50, scelgono ancora di non vaccinarsi, il peso di questa scelta non può gravare sulle spalle delle attività economiche già provate da una lunghissima crisi.
Si parla oggi di obbligatorietà, estensione del green pass, nuovi provvedimenti: noi diciamo che servono scelte rapide, coraggiose ed eque; rapide perché i rischi sanitari permangono, coraggiose, perché il green pass sia esteso anche ad altri ambiti, ed eque perché non devono impattare su chi, persone e imprese, ha già responsabilmente fatto la propria parte”.