Vaccino, “l’Ue pagherà oltre 10 miliardi per le dosi”

20 Novembre 2020, di Alberto Battaglia

L’Unione europea potrebbe arrivare a spendere oltre 10 miliardi di dollari per acquistare le centinaia di migliaia di dosi di vaccino anti-Covid necessarie ai vari stati membri. Nel dettaglio, un funzionario Ue che ha parlato in condizioni di anonimato all’agenzia Reuters, ha rivelato che la Commissione pagherà, in virtù di due separati accordi, 15,5 euro a Pfizer/BioNTech e 10 euro a CureVac per ciascuna dose dei rispettivi vaccini anti-Covid.

Nel primo caso si parla di un ordine da 200 milioni di dosi (e 100 milioni opzionali), nel secondo di 405 milioni di dosi (estendibili di ulteriori 180 milioni di unità).

Nel caso di CureVac il prezzo di 10 euro per dose che l’Ue si sarebbe assicurata risulta “scontato” rispetto al prezzo di listino da 12 euro. L’accordo appare conveniente anche per quanto riguarda il vaccino Pfizer: lo scorso luglio il governo americano aveva prenotato 100 milioni di dosi a un prezzo unitario di 19,5 dollari, contro i 18,38 dollari (al cambio odierno) che avrebbe strappato l’Ue per ciascuna dose. Secondo la fonte, quest’ultima disparità sarebbe dovuta al contributo che l’Europa ha dato a BioNTech per la ricerca sul vaccino – l’amministrazione Usa, al contrario, non aveva finanziato direttamente le due case farmaceutiche.

Perchè il riserbo sui prezzi

I dettagli sul prezzo che l’Europa pagherà per i vaccini sono oggetto di contratti riservati sui quali la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, pressata dai cronisti, non aveva voluto condividere dettagli.

Ufficialmente, è stato reso noto solo il numero delle dosi che l’Ue si è assicurata dalle case farmaceutiche, non la cifra che sarebbe stata pagata per acquistarle. Una questione spinosa che ha attirato anche l’attenzione della trasmissione Report di Rai3, la quale aveva denunciato come “il pubblico finanzia la ricerca e se ne prende i rischi, firmando contratti segreti e pagando in anticipo un prodotto che ancora non esiste”.
Di conseguenza, ha sostenuto Report, le grandi case farmaceutiche hanno “provato a trasferire sugli stati gli oneri per i risarcimenti in caso di difetti e reazioni avverse”.

A una richiesta di chiarimenti da parte del quotidiano La Verità sulla segretezza dei contratti, la Commissione europea aveva dichiarato che “i documenti contengono informazioni commerciali sensibili, la cui diffusione al pubblico potrebbe compromettere la protezione dei legittimi interessi delle aziende”.

In altre parole, far sapere pubblicamente il prezzo delle dosi concordato dall’Ue, che sarebbe più contenuto rispetto ai costi “ufficiali”, potrebbe influenzare le future trattative delle case farmaceutiche con altri soggetti, che chiederebbero prezzi più bassi con il rischio di ridurre i profitti delle aziende. Da qui, la richiesta di porre un’assoluta riservatezza intorno ai prezzi pattuiti.