Studio: Covid-19 più vulnerabili gli uomini delle donne

20 Aprile 2020, di Alberto Battaglia

Il coronavirus avrebbe una porta d’ingresso facilitata tale da rendere gli uomini più vulnerabili delle donne alla temibile malattia che sta colpendo il pianeta. E’ quanto ipotizzato in uno studio scientifico i cui risultati preliminari, in attesa di revisione, sono stati anticipati su Medrxiv.

Cercando una spiegazione alla maggiore aggressività del virus osservata sui soggetti di sesso maschile, i ricercatori guidati da Aditi Shastri (oncologo presso il Montefiore Medical Center & Albert Einstein College of Medicine, Bronx, NY), hanno tenuto sotto osservazione 68 soggetti (48 uomini e 20 donne). Secondo quanto si legge nell’introduzione dello studio preliminare “le donne sono state in grado raggiungere uno smaltimento virale significativamente in anticipo rispetto agli uomini, con una differenza mediana di 2 giorni nel raggiungimento di un risultato PCR negativo (valore P = 0,038) [ovvero tampone negativo Ndr.]”.

Gli studiosi hanno poi esaminato 3 famiglie aventi al proprio interno pazienti di sesso sia maschile sia femminile notando che le donne appartenenti alla stessa famiglia hanno eliminato l’infezione SARS-CoV2 in anticipo rispetto agli uomini in ciascun nucleo.

Alla base della maggiore vulnerabilità maschile al Covid-19

Per spiegare questa disparità nella risposta al Covid-19 fra uomini e donne il team guidato dal dottor Shastri, ha concentrato l’analisi sulle cellule che attirano maggiormente il coronavirus.
Si tratta di cellule che producono le maggiori quantità di un enzima noto come ACE2, (associato alla trasformazione dell’angiotensina). Queste cellule sono presenti in abbondanza, tanto negli uomini quanto nelle donne, nei polmoni, nel cuore e nel tratto gastrointestinale: tutte aree colpite, infatti, dal coronavirus.

La differenza fra i sessi emerge, però, quando si vanno a confrontare testicoli e ovaie: i primi, infatti producono ACE2 in grande quantità, al contrario delle ovaie.

In altre parole, i testicoli potrebbero essere un punto di accesso extra per il coronavirus, fatto che contribuirebbe a spiegare la maggiore letalità del SARS Cov-2 per i soggetti di sesso maschile. Non solo: dal momento che i testicoli sono meno “coperti” dal sistema immunitario, potrebbero anche essere l’ultimo rifugio del virus prima della completa eliminazione.

“L’alta espressione di ACE2 nei testicoli aumenta la possibilità che le riserve virali nei testicoli possono svolgere un ruolo nella persistenza virale nei maschi, fatto che dovrebbe essere ulteriormente studiato”, conclude la ricerca. Infatti, manca ancora la prova che dimostri il collegamento fra i testicoli e Covid-19: per il momento, infatti, quella dei ricercatori è ancora un’ipotesi. Detto questo, è bene sottolineare che altri fattori possono influire sulla maggiore letalità del virus sugli uomini: ad esempio la maggiore propensione al tabagismo, la pressione sanguigna più elevata e altro ancora.

L’ipotesi avanzata nello studio, infatti, non ha convinto la dottoressa Kathryn Sandberg, della Georgetown University, studiosa delle differenze nella risposta immunitaria fra uomini e donne: l’ipotesi che i testicoli possano essere un rifugio per il Covid-19, ha dichiarato al Los Angeles Times è “speculativa”, benché, “sia importante ricordare a coloro che l’hanno dimenticato che l’ACE2 è nei testicoli e che ciò potrebbe avere un ruolo”.