Coronavirus: OMS alza alert ma il numero dei contagi è basso

29 Gennaio 2020, di Alessandra Caparello

Nonostante le paure e i timori, al momento non vi è un’emergenza sanitaria globale in merito alla diffusione del coronavirus. L’OMS ha alzato da moderato a elevato il rischio globale derivante dal coronavirus ma, secondo i numeri recenti dell’Organizzazione Mondale della Sanità, attualmente sono confermati globalmente 4593 casi di cui 4537 solo in Cina.

Coronavirus: i numeri dell’OMS

Nel Paese asiatico sono oggi 6973 i casi sospetti, 976 si trovano in condizioni severe e 106 i decessi finora accertati. Fuori dai confini cinesi sono 56 i casi di coronavirus accertati in 14 paesi tra cui Corea del Sud, Canada, Stati Uniti, Australia, Germania e Francia.

Che il numero dei contagi  dal virus potesse crescere e interessare anche altri Paesi era una probabilità ampiamente prevista da tutti gli esperti considerando che  per l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni malato infetta in media tra 1,4 e 2.5 persone mentre il morbillo arriva a 18.

I pazienti con infezione dal virus presentano una vasta gamma di sintomi. La maggior parte sembra avere una malattia lieve, e circa il 20% sembra progredire verso malattie gravi, tra cui polmonite, insufficienza respiratoria e in alcuni casi la morte.

In Italia 240 decessi al giorno per l’influenza

Massimo Galli, direttore della clinica di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, afferma che al momento “siamo ancora in una fase di incertezza, anche se dai primi casi questo coronavirus sembra essere meno letale (2-9 per cento, ndr) rispetto alla Sars, che tra il 2002 e il 2003 fece all’incirca 800 morti (mortalità del 10 per cento, ndr)”.

Tutti numeri e affermazioni che devono far riflettere, visto che confrontando i dati dei decessi finora del coronavirus  rispetto a quelli che miete una banale influenza stagionale, appaiono del tutto irrisori. In Italia, da ottobre 2018 ad aprile 2019 sono stati segnalati 809 casi gravi provenienti da 19 regioni italiane e una su quattro di queste persone (198 casi) è deceduta.

I decessi, a oner del vero, hanno riguardato casi di influenza confermata in soggetti con diagnosi di Sari (Severe Acute Respiratory Infection-gravi infezioni respiratorie acute) e/o Ards (Acute respiratory distress syndrome-sindromi da distress respiratorio acuto) ricoverati in terapia intensiva. La maggior parte dei casi e dei decessi inoltre, oltre 8 su 10, hanno riguardato persone con più di 50 anni.

Durante la seconda settimana del 2020 inoltre, secondo i dati del Portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica a cura dell’Istituto superiore di sanità, la mortalità derivante dall’influenza viaggia ad una media giornaliera di 240 decessi rispetto ai 258 attesi.

Oltre 3mila vittime di incidenti stradali

Per capire la gravità del nuovo virus partito dalla Cina è utile confrontare i numeri ad esempio di decessi che avvengono in Italia a seguito di incidenti stradale. Secondo gli ultimi dati a disposizione nel 2018 gli incidenti stradali con lesioni a persone in Italia hanno toccato quota 172.533. Secondo l’Istat  le vittime sono state 3.334 (morti entro 30 giorni dall’evento) e 242.919 i feriti (-1,6%).

Tra le vittime risultano in aumento i pedoni (612, +2%), i ciclomotoristi (108, +17,4%) e gli occupanti di autocarri (189, +16%). Sono in diminuzione, invece, i motociclisti (687, -6,5%), i ciclisti (219, -13,8%) e gli automobilisti (1.423, -2,8%).
Sono in aumento, sottolinea l’istituto nazionale di statistica, le vittime sulle autostrade, passando da 296 nel 2017 a 330 nel 2018, (+11%). A pesare soprattutto l’incidente stradale avvenuto il 14 agosto 2018 sul Ponte Morandi della A10 Genova-Savona-Ventimiglia, che ha coinvolto numerosi veicoli e causato 43 vittime.

Incidenti stradali vs infarti: chi miete più vittime

Numeri che impallidiscono rispetto ai 232 992 decessi avvenuti nel 2017, accertati dall’Istat, per malattie del sistema circolatorio, di cui 22.517 hanno riguardato malattie ischemiche del cuore, 45,272 per infarto acuto. Se il rischio di infarto è correlato all’età, al sesso e alla familiarità con la malattia cardiovascolare, ci sono anche dei fattori che incidono e che sono modificabili, per lo più correlati alle abitudini quotidiane e la correzione può fare la differenza sul rischio di sviluppo dell’infarto. Tra questi lo stile di vita sedentario e il fumo di tabacco a cui si aggiunge l’alimentazione, ossia una dieta troppo ricca di calorie e grassi.

Come prevenire la diffusione del virus

Come precisa la Fondazione Umberto Veronesi, la prevenzione in ogni caso può aiutare ad arginare la propagazione del virus. Valgono alcune regole universali:

  • lavarsi le manifrequentemente,
  • starnutire e tossire coprendo le vie aeree(narici e bocca, con un fazzoletto possibilmente monouso o con il gomito flesso),
  • fare attenzione alla pulizia delle superfici e degli oggetti.