Coronavirus, Noci: “crisi diversa dal 2008, sarà un game changer”

19 Marzo 2020, di Mariangela Tessa

L’articolo fa parte di un lungo dossier dedicato al coronavirus pubblicato sul numero di marzo del magazine Wall Street Italia

Mentre la volatilità si è confermata, nelle ultime sedute, la protagonista indiscussa dei mercati, sono numerosi analisti che si sono messi al lavoro per tentare di delineare gli scenari possibili post-coronavirus. Alcuni esperti hanno comparato la situazione attuale con nella crisi del 2008. Ma ha davvero senso?

Non proprio, secondo Giuliano Noci, Ingegnere e accademico, prorettore del Polo territoriale cinese del Politecnico di Milano:

“Ritengo questa prospettiva di analisi fuorviante in quanto i due fenomeni sono completamente diversi. Se infatti la crisi del 2008 aveva una natura finanziaria, manifestandosi in un contesto caratterizzato da tassi di interesse ben superiori allo zero e da banche centrali per nulla appesantite dalle continue iniezioni di liquidità (che si sono verificate negli anni a venire), oggi abbiamo a che fare con una discontinuità nei meccanismi di funzionamento dei sistemi economici e industriali che si sta rapidamente traducendo in una crisi di offerta e domanda; per di più in un contesto in cui interventi di natura finanziaria non possono più essere efficaci, per via dei tassi zero e dell’enorme quantità di denaro già messa in circolazione” ha spiegato Noci in un’approfondita analisi pubblicata sul numero di marzo del mensile Wall Street Italia.

La crisi attuale, nata da un fenomeno biologico, è vista come un vero e proprio game changer. Per capirlo, sottolinea Noci, basta dare uno sguardo a qualche numero.

“I ricavi dell’industria dell’Information Technology dipendono per il 15% dalla Cina, l’industria della componentistica elettronica ha avuto fino a oggi nell’ex Impero di Mezzo il suo baricentro produttivo – sono oltre 230 miliardi le esportazioni del Dragone –, dello stesso tenore sono le esportazioni della componentistica per i beni strumentali, per non parlare della dipendenza quasi totale dell’industria farmaceutica mondiale dall’approvvigionamento di matrice cinese.  Le catene di fornitura globali cambieranno natura”. 

In questo contesto, particolarmente critica appare la situazione italiana –  conclude Noci- non solo per la pessima comunicazione messa in campo dal sistema delle istituzioni che per l’oggettiva diffusione del contagio.

“Tutto questo ha alterato il sistema delle percezioni dei compratori internazionali rispetto al Made in Italy e dei turisti stranieri rispetto alla destinazione Italia e avrà inevitabilmente conseguenze significative – quantomeno nel breve – sulla domanda dei nostri prodotti e servizi”.