Coronavirus, Usa ridimensionano la più grande esercitazione militare da 25 anni

11 Marzo 2020, di Alberto Battaglia

+++++Notizia in aggiornamento:

Il precedente articolo è stato aggiornato in data 12 marzo, in seguito all’annuncio, da parte dello US European Command, del ridimensionamento della missione dovuta all’emergenza coronavirus.

 

Lo sbarco, questa volta, non è avvenuto in Normandia. Non prelude a una guerra, non è un complotto, ma la bandiera sulla divisa, però, è sempre quella a stelle e strisce.
Lo scorso 21 febbraio è giunto al porto di Bremerhaven (Germania) il primo dei 13mila veicoli corazzati provenienti dagli Usa e  destinato ad essere messo in campo nelle esercitazioni Nato riunite sotto il nome di Defender-Europe 20.

Prima del ridimensionamento annunciato nelle ultime ore dal comando militare Usa in Europa, la missione avrebbe previsto un dispiegamento di 30mila militari statunitensi in diverse operazioni dislocate in Belgio, Paesi Bassi, Germania, Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia. Fra questi 20mila soldati americani sarebbero stati inviati direttamente dalla madrepatria.

In seguito agli ultimi sviluppi dell’epidemia del coronavirus nel mondo, e in particolare in Europa, gli Stati Uniti hanno deciso di ridimensionare la portata dell’esercitazione; è stato annunciato dalloUS European Command nella serata di mercoledì 11 marzo.

“Dopo un’attenta revisione delle attività in corso su Defender-Europe 20 e alla luce dell’attuale epidemia di Coronavirus, modificheremo l’esercitazione riducendo il numero dei partecipanti statunitensi. Le attività associate all’esercitazione verranno adattate di conseguenza e lavoreremo a stretto contatto con alleati e partner per raggiungere i nostri obiettivi di formazione con la massima priorità”, si legge nella nota dell’Eucom. “La protezione della salute delle nostre forze militari, e quelle dei nostri alleati e partner, è una delle principali preoccupazioni. Prendiamo sul serio l’epidemia di coronavirus e siamo fiduciosi che, prendendo questa importante decisione, continueremo a fare la nostra parte per prevenire l’ulteriore diffusione del virus, massimizzando al contempo i nostri sforzi per far progredire le nostre alleanze e partnership e migliorando la nostra prontezza globale per affrontare qualsiasi crisi o contingenza. Mentre lavoriamo agli accordi con i nostri alleati e partner, forniremo ulteriori aggiornamenti”.

La missione avrebbe previsto anche l’impiego, di 7mila soldati provenienti da 18 Paesi membri e partner della Nato, inclusa l’Italia – che però ha ritirato la sua partecipazione a causa dell’epidemia.

Come più volte ricordato dalla Nato, quella di Defender-Europe 20 avrebbe previsto il più grande impiego di forze militari americane sul Continente europeo da 25 anni a questa parte.

Cos’è Defender-Europe 20

“Defender 20 è un esercitazione che abbiamo pianificato con i nostri alleati, per provare lo spiegamento di un gran numero di soldati americani con attrezzature che si colleghino con i nostri partner, e quindi procedere a operazioni in tutto il continente”, aveva dichiarato a ridosso del primo sbarco il comandante della US Army Europe, il tenente generale Christopher Cavoli.

L’obiettivo finale è testare sul campo la capacità di difesa congiunta sul territorio europeo, nel caso si rendesse necessario un intervento di sostegno militare americano. “Lo stiamo facendo per esercitare la nostra capacità di rafforzare la Nato e stabilire una difesa collettiva per l’Alleanza”, ha aggiunto il tenente generale Cavoli, “questo è un esercizio difensivo che richiede tutta la partecipazione del governo da parte di tutti i nostri alleati”.
Dimostrare la prontezza della macchina bellica della Nato, specialmente sui confini dell’Europa orientale ha innegabilmente lo scopo di esercitare un’efficace azione deterrente sulla Russia, dalla quale si sospetta da tempo una possibile minaccia (sulla falsa riga della crisi ucraina) per le repubbliche baltiche. Queste ultime, lo ricordiamo, condividono con l’Ucraina il passato comune sotto quella che era l’Unione delle repubbliche sovietiche. (nel video in basso una delle operazioni, avvenuta lo scorso 4 marzo)

I rischi di contagio, dopo le prime reticenze, modificano la tabella di marcia

Per diversi giorni l’espansione dell’epidemia del coronavirus in Europa non era stata in grado di convincere i vertici militari Nato a riprogrammare le proprie operazioni sul campo.
Questo, nonostante il fatto che in ciascuno dei Paesi interessati dall’esercitazione, fossero stati riportati i primi casi di contagio – con la Germania in testa fra le aree più a rischio.
“Stiamo ovviamente monitorando e seguendo da vicino la situazione perché essa potrebbe avere conseguenze anche per la Nato”, aveva dichiarato il segretario generale della organizzazione, Jens Stoltenberg, in un’intervista rilasciata lo scorso 5 marzo a Zagabria, “nessuna cancellazione delle esercitazioni, ma questo è qualcosa che valuteremo man mano che la situazione si evolve. Siamo pronti a intensificare gli sforzi e intensificare le misure che stiamo attuando”, ha aggiunto Stoltenberg. Come detto, la situazione si è evoluta nelle ultime ore, riportando i comandi militari verso maggiori cautele.