Coronavirus. Italia: cosa accadrà a Pil e mercati?

8 Marzo 2020, di Redazione Wall Street Italia

A cura di Michele Fanigliulo, Ufficio Studi di WSI

L’analisi condotta dall’Ufficio Studi di WSI, con il supporto di Maurizio Mazziero, ci dice che la crisi non sarà breve ma sarà fonte di opportunità.

Non siamo virologi, ma visto l’impatto economico del coronavirus sull’economia e sui mercati mondiali non possiamo non concentrarci anche noi di WSI sui numeri, per cercare di estrapolare delle informazioni utili. Utili per fare il punto sull’evoluzione della malattia in Italia e utili per capire cosa ci aspetta da un punto di vista economico e di approccio sui mercati azionari.

Cominciamo dai dati pubblicati dalla protezione civile ogni sera alle 18.00 (link: http://www.protezionecivile.gov.it/home) e che noi dell’Ufficio Studi di WSI stiamo monitorando costantemente. Quello che emerge è che, almeno per il momento, il lavoro e l’impegno della protezione civile e delle autorità competenti sta avendo effetto o comunque ha ridotto e stabilizzato la diffusione del coronavirus in Italia rispetto ai primissimi giorni. Infatti, come dichiarato dalla protezione civile, gli effetti delle politiche di contenimento intraprese intorno al 23 febbraio, avrebbero cominciato a mostrare gli effetti dopo circa una settimana, tempo incubazione della malattia. I numeri parlano chiaro. È così! A partire infatti dal 2 marzo, l’incremento dei contagiati si è stabilizzato intorno al 20%, certo una percentuale ancora alta, ma in netto calo rispetto ai primi giorni.

 

 

Ora, quello che vogliamo, speriamo e siamo sicuri di vedere è di un progressivo calo nell’incremento dei contagiati da un giorno al successivo e contemporaneamente un incremento dei guariti sempre maggiore. Di fatto il prossimo step nella lotta contro il coronavirus. Anche da questo punto di vista, se prendiamo i dati in tabella dal 2 di marzo ad oggi, la percentuale delle guarigioni da un giorno all’altro ci mostra un dato positivo pari al 52,4%, ben superiore al 20% dell’incremento contagi nello stesso periodo.

La mortalità sulle persone contagiate inoltre rimane al di sotto dei livelli globali fermi a circa il 3,4%. Dato in buona parte influenzato da quelli cinesi. Il risultato va comunque letto nella maniera corretta. Oltre a tenere presente che ci sono diversi modi di calcolare il tasso di mortalità da parte degli scienziati, calcolandolo come semplice rapporto tra deceduti nel giorno sul totale contagi del giorno stesso si ha un effetto “delay” del dato. È ovvio che, essendosi ridotta la crescita dei contagiati, il tasso di fatalità della malattia cresce nel singolo giorno, ad esempio ieri è arrivato al 4,5%. È sicuramente però più corretto guardare la media del periodo che in Italia attualmente è al 3%, ben al di sotto della media mondiale. Uno 0,5% infatti fa la differenza in termini di vite umane.

Il grosso problema è ovviamente un altro, come ormai abbastanza chiaro, ovvero la percentuale di malati che finisce in terapia intensiva. Percentuale che si è stabilizzata intorno al 10%. Questo può provocare, ed è la ragione principale delle decisioni anche dure intraprese dal Governo, la saturazione dei posti rianimazione negli ospedali italiani, con complicazioni non solo per chi si ammala di coronavirus e necessita di cure ospedaliere, ma anche per tutti quelle persone che necessitano di rianimazione ma non hanno contratto il virus.

Tutto questo per dire che l’evoluzione della malattia in Italia, primo Paese occidentale a vivere l’impatto economico e sociale del coronavirus è fondamentale. Secondo alcuni studi epidemiologici già in circolazione, il picco in Italia potrebbe aversi già nelle prossime settimane, per poi cominciare a registrare un calo dei contagiati sempre più importante. Se così fosse quale potrebbe essere l’impatto a livello economico sul Paese? Ne parliamo con Maurizio Mazziero, Analista finanziario, docente SIAT e responsabile dell’osservatorio sui dati economici italiani pubblicati trimestralmente sul sito Mazziero Reaserch.

Gli impatti sull’economia italiana: ne parliamo con Maurizio Mazziero

Maurizio, ipotizzando che il picco di contagi sia entro qualche settimana quali saranno gli impatti sul Pil Italiano per quest’anno?

“La prima settimana di diffusione del virus, quella di fine febbraio, secondo i miei calcoli ha pesato sul Pil italiano per circa 4 miliardi. Questa invece, la prima di marzo, dovremmo stare sui 3 miliardi. Se consideriamo il modello epidemiologico che stima il picco di contagi tra la metà e la seconda parte di questo mese, possiamo estendere questo impatto almeno per altre 3 settimane piene e poi ridurlo a 2 miliardi per altre due settimane. Il totale fa circa 16 miliardi di impatto sul Pil italiano del primo trimestre 2019. Una riduzione dunque di circa il 3,5% t/t sul prodotto interno lordo (mediamente di 430 miliardi) nel primo quarter. Questo purtroppo implica che, data la chiusura negativa del quarto trimestre 2019, siamo in recessione tecnica. Recessione che dovrebbe continuare anche nel secondo trimestre quando si arriverà ad un calo del 1-1,5% t/t. Da qui poi terzo e quarto trimestre, sempre considerando che le stime sul contenimento del virus siano corrette, avremo una forte accelerazione dell’economia italiana”.

A livello globale cosa possiamo dire?

“Il vero problema sarà come Germania, il motore dell’Europa, e USA, il motore dell’Occidente, reagiranno alla diffusione del coronavirus. Il mercato infatti ci sta già dando un assaggio di quello che teme, per ora un forte rallentamento dell’economia globale e dunque anche di Europa ed USA. Difficile però fare stime per gli USA, cambia la densità di popolazione, sistema sanitario, forza economica. Insomma, troppe variabili e purtroppo proprio questa incertezza penalizza i mercati azionari. Cosa possiamo dire di sensato? Forse che non tutti i mali vengono per nuocere. La Cina sta uscendo da questa situazione e presto la crescita tornerà a regime, ma il ragionamento importante da fare per noi occidentale è un altro ed è a livello di supply chain. Produrre in Cina è diventato sempre più caro per le imprese che non hanno più la convenienza di anni fa e i problemi degli ultimi anni, tra dazi, furti di tecnologia ed epidemie, hanno troppo spesso dato problemi evidenti alle catene di produzione li collocate. Questa epidemia probabilmente porterà ad uno spostamento delle zone produttive dalla Cina anche verso l’Occidente, soprattutto verso quei Paesi che sapranno attirare gli investimenti. Un forte ripensamento della supply chain e un’opportunità per noi. Quando si ripartirà inoltre le aziende dovranno partire a macchina garantendo non solo il soddisfacimento della domanda, ma anche la richiesta di rimpiazzo delle scorte ora ai minimi. Questo darà una spinta importante all’economia e una infiammata all’inflazione che sarà anche ben vista dalle banche centrali”.

Gli impatti sui mercati: la cautela è ancora d’obbligo

Prendiamo spunto dall’intervista a Maurizio Mazziero per approfondire anche gli impatti sul mercato e cercare di capire cosa possiamo aspettarci nel breve e nel medio termine.

Come suggeriva Mazziero, il mercato (per ora) sta scontando solo un forte rallentamento dell’America, insomma, considera già il fatto che il virus impatterà l’economia a stelle e strisce. Ma questo ormai è chiaro. Pensiamo ad esempio al doppio taglio dei tassi precauzionale fatto da Fed e BoC (Banca Centrale canadese) questa settimana. Una mossa che nello stesso mese le due banche centrali hanno fatto dal 1995 solo in 5 occasioni: aprile, ottobre e dicembre 2001 e poi novembre 2008 e gennaio 2009. Insomma, ai tempi delle ultime due più grandi recessioni economiche della storia degli ultimi decenni. Ovviamente i tempi sono cambiati, le banche centrali ora intervengono in maniera sempre più massiccia, tanto da aver ormai drogato i mercati. Il segnale di cautela però c’è, e non può essere sottovalutato.

Cosa possiamo aspettarci dunque nel breve e nel medio periodo. Per ora l’orientamento sembra essere ancora ribassista. Un’analisi semplice del sentiment del mercato effettuata sul VIX (che misura della volatilità implicita dell’indice S&P 500) sembra suggerirci che il ribasso non sia ancora terminato e che, anche ipotizzando un rimbalzo sostanzioso, nel 90% dei casi della durata di 1 o 2 mesi, i mercati in situazione di stress così importante reagiscono sviluppando un doppio minimo e solo raramente inversioni a V.

Abbiamo infatti sviluppato un sistema di analisi del sentiment di mercato che individua una fase di forte paura sui mercati azionari ogni qualvolta il VIX sale sopra 30 punti ed RSI applicato al VIX va in forte ipercomprato, dinamica registrata anche la scorsa settimana. Quando tale scenario si verifica solitamente l’indice S&P 500 genera un doppio minimo. Il secondo minimo spesso è più basso, talvolta è sullo stesso livello o meno profondo del primo. Applicando questo sistema all’S&P 500 dal 2000 emerge che solo una volta si ha avuto un’inversione a V (ovvero un solo minimo e poi ripartenza in forza dei mercati) ed è avvenuto a dicembre del 2018. Nel grafico sotto lo si vede bene. In rosso avete l’evento sul VIX, con primo minimo sull’S&P 500, e in giallo il secondo minimo successivo all’evento stesso. La statistica dunque sembra suggerirci la cautela.