Coronavirus: come cambiano i consumi, l’analisi di Eumetra MR

14 Marzo 2020, di Redazione Wall Street Italia

di Fabrizio Fornezza

Con i nuovi provvedimenti dell’ultimo weekend e la decisione di estendere le stesse misure a tutta la penisola, comunicata dal Presidente Conte nelle ultime ore, la visibilità del tema Coronavirus in Italia ha ripreso quota, sia nel Paese che all’estero (con commenti non sempre di segno amichevole, sia nel Paese che fuori), con una specifica visibilità dell’area lombarda, al momento fronte caldo dell’epidemia.

Consumi: lo stato attuale

Con il nuovo provvedimento governativo sembra riattivata (anche se in tono minore, ma vedremo gli effetti delle ultime disposizioni nelle prossime ore) la corsa al carrello della spesa. Nielsen segnala un +12% degli acquisti, che probabilmente corrisponde in buona parte ad uno stoccaggio da parte delle famiglie e, in qualche misura, ad una maggior propensione per il consumo domestico, generato da una presenza in casa continua di tutta la famiglia per più pasti al giorno, almeno nelle aree più colpite dal fenomeno.
Alcuni prodotti di igienizzazione registrano trend di vendite decuplicate; da segnalare il senso di responsabilità da parte delle imprese più in vista, che non sembrano aver approfittato dell’occasione per un aumento significativo dei prezzi dei loro prodotti.

Dal lato, invece, delle propensioni all’acquisto di semidurevoli e durevoli, l’impressione raccolta nelle ricerche da Eumetra MR è un forte rallentamento delle disponibilità all’acquisto, dell’ordine del 30% almeno. L’area dei viaggi, come tristemente noto dalle stesse notizie filtrate dagli operatori del settore, sta ovviamente peggio.

I consumi sembrano particolarmente sensibili al cambiamento delle abitudini dei cittadini consumatori, più che alla paura del virus in sé.  Una nota non banale che ci ricorda come il paziente Italia (Lombardia, in particolare) sia al momento scompensato: se conteniamo con l’isolamento il virus, estendiamo la profondità della crisi su aziende e consumi (e viceversa).
Trovare una cura che riesca a tenere in equilibrio i due fattori di rischio non è semplice. Ma più che riconoscere la difficoltà nella quale si muovono i soggetti istituzionali per gestire lo scompenso, è importante ricordare che il relativo silenzio da parte del sistema dell’impresa rischia di far mancare al Paese un contributo importante per la guarigione.

Il ruolo centrale delle Imprese oggi e per la ripresa che verrà

Va detto che il sistema di impresa sta già sopportando una parte pesante del carico: la sofferenza quotidiana delle imprese – piccole e grandi – è evidente, così come le iniziative di CSR realizzate da molte. Ma alle imprese è richiesto oggi un recupero di leadership esattamente come per la crisi del 2008. Ci vogliono iniziative, capire quali leve possono oggi stimolare gli acquisti, quando la centralità (involontaria magari, ma evidente) della casa genera diverse opportunità di business.
Che ruolo può avere nei consumi e nei servizi il massivo corso di alfabetizzazione informatica generato dalla necessità di contatto a distanza, a partire dall’e-commerce ed oltre. Quali sono i nuovi paradigmi (nuovi sistemi di attese) che entreranno in vigore nella frequentazione dei punti vendita ed in tutta la rete fisica Horeca.

Spesso si pensa che, in fondo, tre (quattro?) mesi non cambino la vita delle persone. Può essere, ma nel nostro recente passato tre-quattro anni di crisi hanno cambiamo il paradigma del valore (e del prezzo) in molti mercati per tutto un decennio. Le aziende avrebbero bisogno di istituire comitati di crisi per la gestione strategica del cambiamento, del marketing e della comunicazione (che comunque cambierà e richiederà toni e sensibilità diversi).
Purtroppo, da questo punto di vista il telelavoro non sembra funzionare abbastanza bene: gli stati maggiori sono più distanti, comunicazioni e decisioni fluiscono peggio e nella battaglia moderna velocità ed informazione sono due leve fondamentali. Lo smart working? Meglio per la gestione dell’ordinaria amministrazione.

Crisi e opportunità

Le aziende che si interrogano su cosa potrebbe essere loro utile in questo frangente (almeno per il campione interpellato da Eumetra MR) identificano come prioritario studiare innanzitutto il cambiamento complessivo dell’approccio del consumatore al consumo (mappa strategica, magari con indicazioni sulla persistenza dei segnali) seguito poi dalle conseguenze operative per i canali di vendita e dall’impatto sui brand dei diversi settori.

Bisogna velocemente trasformare queste domande in opportunità.  Non era forse cinese quell’ideogramma tanto famoso nel 2008 che diceva che crisi è opportunità?  Bene, anche il Coronavirus lo è. Da questa crisi (mondiale, non lombarda) uscirà una nuova sensibilità sui temi della salute e dei consumi. L’Italia ha l’opportunità – malgrado le incertezze di queste settimane – di essere leader non nella malattia ma nella cura, anche dei consumi e dei mercati. Diamoci una mossa, se non ci aiutiamo noi, nessuno ci aiuterà.