Cop27: un successo a metà. Ecco perché

21 Novembre 2022, di Mariangela Tessa

Dopo due settimane di trattative, la Cop27 ha chiuso i battenti all’alba di domenica 20 novembre con un mezzo successo: il via libera a un fondo per il Loss and damage a cui attingere per rimediare ai danni e alle perdite causate dal clima nei Paesi in via di sviluppo più vulnerabili agli eventi meteorologici estremi.

Un traguardo tagliato dopo una lunga opposizione dei Paesi ricchi, che lo hanno sempre ritenuto troppo oneroso visto che è su di loro che ricade l’onere principale di alimentare il fondo, ma fortemente voluto dai paesi emergenti e in via di sviluppo del G77+Cina.

L’Unione europea in compenso è riuscita a imporre che il fondo abbia una base ampia di donatori (quindi anche la Cina, che si considera ancora paese in via di sviluppo) e che i soldi vadano solo alle nazioni più vulnerabili, non a chiunque.

La Cop27 delude sul fronte della riduzione delle emissioni di gas serra

Nessun progresso significativo è stato invece raggiunto sul fronte della riduzione delle emissioni di gas serra, un vincolo sgradito alla Cina, che vuole sì impegnarsi per la decarbonizzazione, ma non vuole prendere troppi impegni con l’esterno. La Cop27 ha salvato l’impegno preso a Glasgow l’anno scorso di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi dai livelli pre-industriali.

Ma poi ha indebolito tutti gli strumenti per arrivare a questo risultato: neanche una parola sui combustibili fossili; riduzione e non eliminazione della produzione di elettricità a carbone; eliminazione dei sussidi alle fonti fossili, ma solo di quelli “inefficienti”; gas insieme alle rinnovabili come “fonte energetica del futuro”.

Il documento finale ha di fatto deluso gli stati che volevano un aumento degli impegni di mitigazione del cambiamento climatico, ossia la riduzione delle emissioni di gas serra. Unione europea e Usa in primis, ma anche un’ottantina di paesi che a Sharm si erano detti favorevoli all’eliminazione dei combustibili fossili, e gli stati insulari che rischiano di finire sott’acqua.