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Il nuovo anno si apre con un’agenda fitta per l’amministrazione finanziaria. Il messaggio è chiaro: la lotta all’evasione resta una priorità e passa da un rafforzamento deciso dei controlli, sia in termini quantitativi sia, soprattutto, di qualità. I numeri messi nero su bianco raccontano di un Fisco che accelera e che punta a rendere sempre più mirata l’azione di accertamento.
Lotta all’evasione: numeri in crescita e obiettivi già fissati
Nel complesso, il piano prevede centinaia di migliaia di verifiche distribuite su più livelli. Da una parte ci sono i controlli direttamente programmati dall’Agenzia delle Entrate, dall’altra quelli condotti in collaborazione con la Guardia di Finanza. Sommando i due fronti, si arriva a una soglia che supera abbondantemente le 450mila posizioni monitorate nel corso dell’anno. E non si tratta di un picco isolato: la traiettoria è già tracciata per i prossimi esercizi, con l’obiettivo di aumentare progressivamente il numero degli accertamenti ordinari fino a toccare livelli ancora più elevati entro il 2026 e oltre.
A spingere questa strategia non è solo la volontà di “fare più controlli”, ma soprattutto quella di farli meglio. Il contrasto all’evasione si gioca sempre di più sul terreno dei dati e degli incroci informativi. Un esempio emblematico è l’allineamento tra pagamenti elettronici e scontrini telematici, che consente di individuare più facilmente eventuali discrepanze tra quanto incassato e quanto dichiarato. Ma il raggio d’azione è molto più ampio: il Fisco punta a esplorare tutte le forme, spesso complesse e frammentate, attraverso cui si manifesta la sottrazione di base imponibile.
Controlli mirati e tecnologia al centro
Gli obiettivi fissati nella programmazione triennale concordata con il Ministero dell’Economia parlano chiaro. Le Entrate devono garantire un volume consistente di attività di controllo, sostenuto anche da un rafforzamento delle risorse interne. La manovra finanziaria, in questo senso, gioca un ruolo non secondario, perché prevede un incremento degli incentivi al personale, legato proprio ai risultati ottenuti sul fronte del recupero dell’evasione. Un segnale che va nella direzione di responsabilizzare e motivare chi è chiamato a gestire dossier sempre più complessi.
La vera partita, però, si gioca sulla selezione dei contribuenti da controllare. Non si tratta di pescare a caso, ma di individuare con precisione le situazioni a maggiore rischio. Le linee guida operative indicano diversi criteri chiave: dalle istruttorie avviate in un anno e destinate a sfociare in accertamenti formali l’anno successivo, fino all’utilizzo intensivo di nuovi strumenti informatici capaci di incrociare dati su più piani. Applicativi avanzati permettono oggi di analizzare comportamenti fiscali, flussi economici e anomalie dichiarative con una profondità impensabile fino a pochi anni fa.
Imprese, perdite fiscali e gioco di squadra
Un’attenzione particolare è riservata alle imprese e, in particolare, alla gestione delle perdite fiscali. Il recupero di perdite riportate senza i necessari presupposti è considerato un filone strategico, perché consente di ottenere effetti positivi sia nel breve sia nel medio periodo. Da un lato si recuperano imposte non versate, dall’altro si riduce il divario complessivo tra gettito teorico e gettito effettivo. A supporto di queste verifiche, l’Agenzia può contare su banche dati dedicate che tracciano l’utilizzo delle perdite negli anni e ne facilitano il controllo in sede di accertamento.
Infine, un ruolo centrale è giocato dalle sinergie tra amministrazioni. La collaborazione con la Guardia di Finanza e con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è vista come un moltiplicatore di efficacia: più informazioni condivise, analisi di rischio più accurate e interventi meglio coordinati anche sul territorio. L’obiettivo è evitare disparità di trattamento e garantire un’azione uniforme, capace di colpire i comportamenti realmente evasivi senza appesantire inutilmente i contribuenti in regola.