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Continua il braccio di ferro tra Musk e Twitter: il patron di Tesla denuncia il social media

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Continua il braccio di ferro tra Elon Musk e Twitter. Il patron di Tesla ha deciso di rispondere alla causa lanciata dal social media per costringerlo a concludere l’acquisto da 44 miliardi dollari, presentando una sua denuncia. Un documento di quasi 200 pagine nel quale Musk difende la sua scelta di ritirarsi.

I dettagli non sono ancora noti, ma secondo indiscrezioni  anticipate dal Wall Street Journal le argomentazioni per il contrattacco sono le stesse che hanno spinto Musk a fare retromarcia: Twitter non sarebbe stata trasparente sul numero di bot, account spam e falsi. La causa, secondo le fonti, è stata depositata poche ore dopo la convocazione del processo per il 17 ottobre in Delaware, mentre il 13 settembre è stato fissato il voto degli azionisti sulla proposta. Nelle intenzioni di Twitter, il processo dovrebbe durare soltanto cinque giorni e finire con l’ordine del tribunale al miliardario di tenere fede ai patti.

Twitter in difficoltà: conti in rosso

In attesa di conoscere l’esito della battagli in tribunale, una cosa appare certa. I conti di Twitter mostrano una società in forte difficoltà.  Nel secondo trimestre, la società di San Francisco ha mostrato un rosso da 270 milioni di dollari su ricavi in calo dell’1% a 1,18 miliardi di dollari, sotto le attese degli analisti. Una performance che la società afferma riflettere “i venti contrari del settore pubblicitario associati all’ambiente macroeconomico, nonché l’incertezza relativa all’acquisizione in sospeso di Twitter da parte di Elon Musk.

I costi e le spese sono ammontati a 1,52 miliardi di dollari, con un aumento del 31% anno su anno. I costi relativi all’acquisizione in sospeso di Twitter sono stati di circa 33 milioni di dollari nel secondo trimestre. I costi relativi al trattamento di fine rapporto sono stati di circa 19 milioni di dollari nel secondo trimestre.

E’ probabile che a pesare sui conti sia l’incertezza causata da Musk e dal suo ritiro dall’accordo, anche se per molti analisti i risultati deludenti sono la conferma di quanto il patron di Tesla va dicendo da mesi e potrebbero addirittura rivelarsi un’arma da sfoderare in tribunale per difendere il suo passo indietro.

Altri invece danno ragione a Twitter: gli inserzionisti hanno frenato gli acquisti di spazi perché preoccupati da una possibile acquisizione di Musk, contrario alla pubblicità e intenzionato ad allentare i controlli sui contenuti postati.

Le tappe della battaglia Musk-Twitter

Dopo aver sottoscritto un accordo di acquisizione con Twitter il 25 aprile scorso, Elon Musk ha comunicato lo scorso 8 luglio che non avrebbe completato l’operazione. Il motivo? A suo avviso, il reale valore di Twitter sarebbe inferiore alla promessa di acquisto da 54 dollari per azione sotto forma di opa.
Questo perché gli utenti attivi sarebbero meno di quelli dichiarati dal social network, perché i bot, cioè i profili falsi, sarebbero molti di più di quel 5% ritenuto il valore soglia oltre il quale l’intesa non poteva essere sottoscritta. L’azienda però ha sempre rispedito le accuse al mittente, contestandogli a sua volta di aver causato danni enormi alla società per via del suo dietrofront.