Contanti a volontà e controlli sui capitali: banche pronte a Brexit

23 Giugno 2016, di Alberto Battaglia

ROMA (WSI) – Bancomat e sportelli gonfi di banconote, algoritmi del trading disattivati: sono queste alcune delle mosse che le banche britanniche hanno compiuto per garantire la necessaria stabilità, qualunque sia l’esito del referendum sulla Brexit, che oggi deciderà il destino del Regno Unito.

Secondo quanto scrive il Guardian, alcuni istituti hanno comunicato ai clienti che in queste ore particolarmente nervose non potranno eseguire le operazioni richieste, se non quelle comunicate direttamente a voce. Nel tentativo di contenere la volatilità sarebbero stati disattivati, inoltre, gli algoritmi che agiscono sul mercato in via automatica sulla base di alcuni input predeterminati.

“Si stanno accertando che ci siano esseri umani” a operare, dice Jeremy Cook, capo economista presso World First, affermando che le banche sono pronte ad annullare i propri algoritmi.

Un altro scenario che le banche si sono impegnate ad evitare è quello di una corsa agli sportelli in grado di esaurire le disponibilità di cash: la diffidenza della gente, infatti, potrebbe riversarsi facilmente davanti ai bancomat, nel tentativo di ritirare il proprio contante. Rifornire adeguatamente di cash gli sportelli permette di allontanare le esperienze della Northern Rock nel 2007, con le code formatesi proprio per la carenza di contanti. La fiducia, hanno suggerito le autorità alle banche, deve essere preservata.

Insomma, già si parla di controllo di capitali, come conferma uno stesso articolo dell’FT: “Con l’incoraggiamento delle autorità di regolamentazione, alcune banche tra cui HSBC hanno anche lanciato dei modelli di controlli sui capitali, stando ad alcune fonti che hanno assistito ai test. Le banche hanno affermato che le autorità di regolamentazione avevano già chiesto stress test che si basassero sullo scenario di un calo della sterlina -20%. I trader hanno riportato che i volumi di derivati utilizzati come protezione contro il rischio di forti cali della sterlina e dell’azionario si sono attestati ai massimi dalla crisi dell’Eurozona, nel 2011”.

Allo stesso tempo molti istituti hanno deciso di non aspettare pazientemente gli esiti dei risultati, che potrebbero giungere anche successivamente all’apertura dei mercati di domani: siccome le grandi reti televisive hanno deciso di non commissionare exit poll, alcuni istituti si sono organizzati in proprio, attraverso rilevazioni private che consentiranno adeguati aggiustamenti di rotta sui mercati.

Nel frattempo Piazza Affari, pur attendendo i risultati con meno apprensione rispetto a qualche giorno fa è pronta a vegliare tutta la notte sugli accadimenti Oltremanica. Per quanto riguarda le ripercussioni sul Continente è soprattutto il mercato azionario quello che potrebbe subire le variazioni più significative: in negativo in caso di Brexit, viceversa qualora prevalga il Remain. Non si dormirà né presso Unicredit né presso Banca Imi (Gruppo Intesa SanPaolo), ma anche altri istituti più piccoli lasceranno accese le luci per seguire gli sviluppi e operare nei tempi più brevi. Un articolo della Stampa cita anche Pictet Asset Mangement che “per esempio, avrà un presidio pronto nelle sale milanesi del suo team operativo. Così come pure Banca Albertini Syz. Tutti pronti a comprare o a vendere”.