Contagio “tassa patrimoniale”: è la fine dei paradisi fiscali

26 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Il principato del Lichtenstein – tra i maggiori paradisi bancari per ricchi evasori fiscali – e’ finito sotto la lente del Grande Fratello americano. Gli Stati Uniti hanno chiesto al piccolo stato di consegnare i dati sulle fondazioni che potrebbero essere state usate per nascondere dal Fisco i soldi di contribuenti Usa.

La misura rischia di compromettere anche le attivita’ degli altri paesi considerati paradisi fiscali internazionali, come Lussemburgo, Singapore e le isole Cayman. Chi prima era al sicuro, tra i contribuenti piu’ benestanti con conti correnti all’estero, ora rischia la confisca ed espropriazione del capitale.

Un tempo i risparmi dei miliardari depositati in questi piccoli staterelli erano in una botte di ferro. Ma ora sono nazioni indifese.

“Cercare documenti dai fiduciari che si trovano in Liechtenstein e’ un importante passo nelle indagini”, che fara’ luce sul “ruolo delle banche e dei banchieri anche fuori dai confini del Liechtenstein”, dice il Dipartimento di Giustizia statunitense in una lettera in cui precisa di aspettarsi di ricevere le informazioni entro il 29 marzo.

Ad essere indagati per aver presumibilmente aiutato gli americani a proteggere i propri risparmi dall’IRS, sono ben 11 istituti di credito, tra cui i due colossi Credit Suisse e Julius Baer,

Secondo quanto riferito a Bloomberg da Milan Patel, un ex avvocato dell’IRS che al momento lavora come partner dello studio legale di Zurigo, Anaford AG, “queste potrebbero essere cattive notizie anche per la Svizzera, visto che le informazioni potrebbero essere utilizzate contro le altre banche elvetiche”.

La domanda da porsi ora è: di tutti gli oligarchi russi che hanno evitato la completa svalutazione dei loro risparmi a Cipro, quanti finiranno per incontrare lo stesso destino in Svizzera, Lussemburgo, a Singapore o in Lichtenstein?