Consob rivela i conti deposito e fondi preferiti dagli italiani

8 Maggio 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – In mezzo alla tempesta è meglio non fare scelte azzardate. Sembra essere questa la massima che guida gli italiani nella scelta degli investimenti in tempo di crisi, come confermato anche dall’ultimo rapporto Consob sulle attività finanziarie delle famiglie del nostro Paese. Abbandonate le azioni e i fondi comuni, i piccoli risparmiatori optano per strumenti bancari più sicuri, come i conti deposito.

L’Organismo di Vigilanza sulla Borsa ha focalizzato la sua analisi sul ceto medio, escludendo i nuclei familiari più agiate. Ne è derivato uno spaccato molto dettagliato sull’attuale stato del risparmio italiano, che vede trionfare, col 47% del totale, i depositi bancari e i libretti postali, molto gettonati anche per la semplicità di gestione (spesso sono infatti collegati al proprio conto corrente oppure aperti presso la stessa filiale di cui si è già clienti, ndr).

La diffusione di questi strumenti di risparmio è cresciuta di ben 10 punti dal 2007, e ha avuto come contraltare la riduzione del portafoglio azionario delle famiglie, praticamente dimezzato dal 10 al 5,3%. Non male la performance dei Titoli di Stato che, nonostante le turbolenze dell’ultimo anno, sono cresciuti di circa il 3%, salendo addirittura oltre i livelli pre-crisi.

Penalizzati anche tutti gli altri investimenti più a rischio, come le polizze vita e i fondi pensione, spariti da almeno un terzo dei dossier delle famiglie italiane. I soldi sono pochi e bisogna usarli con criterio, insomma, anche perché possono sempre tornare utili. Infatti, i risparmi accumulati prima della crisi sono stati impegati da molti per far fronte alle crescenti difficoltà economiche, e ciò a permesso agli italiani di confermarsi come il popolo meno indebitato dell’Ue.

Il dato negativo, però, è che queste risorse sono ormai agli sgoccioli e i debiti sono in aumento. Se il rapporto fra passività e redditi era pari all’80% nel 1999, nel 2011 si è ridotto ad appena la metà. Inoltre, peggiora anche il nostro posizionamento rispetto ai colleghi europei: Germania, Francia e Spagna ci hanno distanziati, la prima perché è riuscita a ridurre il suo debito, le seconde perché invece hanno aumentato le passività nei nostri confronti.

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