“Con la Fed che taglia il cordone, meglio investire su questi asset”

21 Dicembre 2017, di Mariangela Tessa

“Lasciando una politica monetaria così rilassata per così tanto tempo, la Fed ha creato una serie di nuove bolle” spiega. “A fronte di valutazioni così elevate, gli asset rischiosi appaiono vulnerabili dato che ora stanno cercando di irrigidire la politica monetaria”. Così scrive in una nota Ariel Bezalel, Head of Strategy, Fixed Income in Jupiter Asset Manager che, in vista del nuovo anno. ha ridotto il rischio all’interno dei suoi portafogli obbligazionari.

Bezalel ricorda che, da un punto di vista macro, lo scorso anno si è registrata la prima significativa ripresa dell’attività economica a livello globale dall’inizio della crisi finanziaria. Anche se i dati economici degli Stati Uniti si sono dimostrati eterogenei – ricorda l’esperto – la Federal Reserve (Fed) li ha ritenuti abbastanza solidi da cominciare a ridurre il suo bilancio, gonfiato dagli stimoli monetari negli anni della crisi. La Fed prevede inoltre di continuare ad alzare lentamente i tassi d’interesse, confidando nel fatto che sembra vicino un ritorno dell’inflazione, rimasta stagnante per tanti anni.

“Parlando in qualità di investitore obbligazionario globale, la fine da qui a poco del più grande esperimento di politica monetaria della storia, unito al rialzo dei tassi di interesse – in questa fase avanzata del ciclo economico – indicano un rischio significativo. Ad oggi, negli ultimi dieci anni si contano acquisti di asset da parte della banca centrale per la colossale cifra di 15 mila miliardi di dollari. E’ stato principalmente questo stimolo, a nostro avviso, a spingere gli asset rischiosi dalla crisi finanziaria” spiega aggiungendo che con “la Fed e le altre banche centrali di tutto il mondo che cercano di rimuovere l’ormai proverbiale manna di liquidità, e con valutazioni a livelli record per la maggior parte degli asset rischiosi (come le obbligazioni societarie e le azioni), il 2018 potrebbe essere un anno difficile e instabile per gli investitori”.

Quindi, dove possono trovare buone opportunità in un contesto così incerto gli investitori obbligazionari?

“Alla luce dei rischi che vediamo sul mercato, riteniamo che la prudenza sia un aspetto importante. Abbiamo aumentato la qualità delle obbligazioni dei nostri portafogli e ridotto l’esposizione al comparto high yield. Al momento preferiamo i titoli governativi di alta qualità dei mercati sviluppati, come i Treasuries US, ma rintracciamo alcune aree interessanti nel debito dei mercati emergenti. Ad esempio, l’India è uno dei pochi Paesi su cui abbiamo forti convinzioni e siamo favorevoli ad aumentare il rischio. I rendimenti dei titoli di Stato e delle obbligazioni societarie sono interessanti e, nonostante la debolezza valutaria a breve termine, ci aspettiamo che la rupia si rafforzi di nuovo con la ripresa dell’attività economica, come conseguenza delle riforme e del calo dei tassi di interesse nel Paese. Abbiamo anche investito in obbligazioni cash proxy, laddove riteniamo vi sia una possibilità concreta di ottenere rendimenti migliori senza mettere a rischio in maniera ingiustificata il capitale investito. Infine, siamo esposti a diverse aziende in “situazioni speciali” che riteniamo possano beneficiare, a breve termine, di fenomeni di deleveraging che potrebbero determinare plusvalenze”