Con la Brexit Londra perde lo scettro di Capitale della Finanza

12 Febbraio 2021, di Alessandra Caparello

Con la Brexit Londra perde lo scettro di Capitale della Finanza

Il maggior centro di centro di contrattazione di azioni europee non è più Londra ma Amsterdam. Da gennaio sulla piazza olandese sono state scambiate azioni per un valore di 9,2 miliardi di euro al giorno, contro gli 8,6 miliardi della City.

Brexit, cosa succede adesso per i mercati azionari di Londra

E se Bruxelles ha vietato alle aziende europee di scambiare azioni a Londra, costringendole a migrare verso altre piazze finanziarie, la City rimane in ogni caso il centro dominante nel mondo per le contrattazioni valutarie e sui derivati.

L’Ue sta cercando di tagliare fuori il Regno Unito? Al momento ci sono segnali dell’intenzione di fare così. Ma penso che sarebbe un errore, condurrebbe alla frammentazione dei mercati: e il problema della frammentazione dei mercati è che alza i costi per tutti, inclusi, tra l’altro, i cittadini europei (…) Temo che un mondo in cui la Ue detta e determina quali regole e standard abbiamo nel Regno Unito non possa funzionare.

Così il governatore della Bank of England Andrew Bailey secondo cui “Abbiamo l’opportunità di andare avanti e ricostruire le nostre economie dal Covid, sostenute dai nostri sistemi finanziari. Ora non è il momento di arrivare a uno scontro”.

E‘ simbolico che Londra abbia perso il suo status di patria del trading di azioni dell’Ue, ma ha la possibilità di ritagliarsi una propria nicchia nel trading”, ha affermato Anish Puaar, analista di Rosenblatt Securities a Londra dalle pagine del Financial Times, secondo cui “i gestori di fondi saranno più interessati alla disponibilità di liquidità e ai costi di collocamento di una transazione, piuttosto che al fatto se un ordine viene eseguito a Londra o Amsterdam”.

La maggior preoccupazione, sia per la Gran Bretagna che per l’Europea però è che il mancato accesso per la City alla finanza del Continente possa far lievitare i costi di mutui e assicurazioni comportando un aggravio dei costi delle transazioni valutarie per le aziende che hanno scambi internazionali.
I servizi finanziari sono stati in gran parte esclusi dall’accordo commerciale post-Brexit, firmato tra Londra e Bruxelles alla fine di dicembre che oggi stanno lavorando per arrivare a un nuovo regime in cui operare.