Commercio, vertice Cina: dialogo sul deficit Usa

24 Maggio 2007, di Redazione Wall Street Italia

Gli Usa mostrano impazienza di fronte all’inerzia della Cina sulla riduzione del proprio avanzo commerciale, ma Pechino replica che non ha alcuna intenzione di cedere di fronte alle pressioni. Dietro l’apparente muro contro muro, qualcosa nell’ambito del Strategic Economic Dialogue sembra muoversi anche se a piccoli passi tra Washington e Pechino, le cui delegazioni sono guidate dal segretario al Tesoro, Henry Paulson, e dalla vice premier, Wu Yi, nella consapevolezza che sia interesse “di entrambe le parti” arrivare a solide relazioni.
Malgrado i rapporti tesi tra i due Paesi in materia di scambi commerciali e altre questioni economiche, è necessario “tenere ferma la partnership e continuare a lavorare per risolvere quello che sembra irrisolvibile”, spiega Paulson nel corso del suo intervento, ricordando “che non è semplice, ma dobbiamo affrontare tutti quei motivi di preoccupazione che hanno impatti su industria e cittadini e, allo stesso tempo, anticipare quelli che potrebbero essere i problemi di domani”.
L’ex numero uno di Goldman Sachs dice pure che gli “Stati Uniti sono impazienti” per la lentezza con la quale la Cina sta cambiando le cose, al punto da essere diventata “simbolo degli aspetti negativi reali e non della competizione globale” e, invece, “bisogna fare qualcosa per abbattere i pregiudizi contro la Cina”.
Per la vice premier cinese, “sarebbe del tutto inaccettabile politicizzare i problemi commerciali” tra Cina e Stati Uniti, che, nel complesso, “dovrebbero guardare al proprio interno su come risolvere i rispettivi problemi economici, aiutandosi a vicenda e puntando sulla cooperazione, piuttosto che lanciando accuse su quelli che sono problemi interni”. In quest’ottica, “non appare giusto colpevolizzare la Cina per il deficit commerciale record degli Stati Uniti”, aggiunge.
Paulson ribadisce che il dialogo è l’unica via d’uscita, apprezzando la decisione della Cina di allargare venerdì scorso i margini della banda di oscillazione dello yuan contro il dollaro dallo 0,3 per cento allo 0,5 per cento. “La flessibilità della moneta – osserva – è il parametro più immediato per vedere la continuità delle riforme economiche in atto. Per questo dovrebbero muoversi più velocemente”.
Alla fine della prima giornata di incontri, il titolare del Dipartimento del Tesoro si dice “soddisfatto” dei colloqui bilaterali Usa-Cina, definiti “storici” per l’importanza del dialogo tra Washington e Pechino, in vista dell’accelerazione delle riforme nel Paese asiatico, perché procedano speditamente verso una economia di mercato piena.
Intanto la Cina ha acconsentito a permettere un accesso maggiore da parte degli stranieri ai propri mercati di servizi finanziari, inclusa l’entrata di nuove società del settore entro l’anno. Lo ha dichiarato il dipartimento del Tesoro statunitense, secondo cui la Cina rimuoverà il divieto sulle società finanziarie straniere e riprenderà a concedere licenze nella seconda metà del 2007 a società di servizi finanziari, comprese le joint venture.