Commercio, servizi e intrattenimento: i settori più colpiti dalla crisi

26 Febbraio 2021, di Alessandra Caparello

Commercio, servizi e intrattenimento: i settori più colpiti dalla crisi

Agenzie di viaggio e tour operator, palestre, piscine, sale giochi, cinema e teatro, fino a bar, ristoranti, alberghi sono alcuni dei settori maggiormente colpiti dalla pandemia che ha creato un buco nel fatturato 2020.

Secondo le stime dell’Ufficio studi della Cgia, in termini assoluti, la perdita di fatturato più importante ha interessato il commercio all’ingrosso (-44,3 miliardi di euro), a seguire il commercio/riparazione auto e moto (-26,8 miliardi) i bar e i ristoranti (-21,3 miliardi di euro), le attività artistiche, palestre, sale giochi, cinema e teatri (-18,3 miliardi), il commercio al dettaglio (-18,2 miliardi), gli alberghi (-13,9 miliardi), le agenzie di viaggio e i tour operator (-9,3 miliardi).

I settori più colpiti dalla crisi, a rischio posti di lavoro

La crisi ha colpito indistintamente tutti, anche se il Mezzogiorno è l’area geografica che sta subendo più delle altre gli effetti negativi della pandemia, sia da un punto di vista economico che sociale.

Il denominatore comune che caratterizza tutto il Paese in affanno, dice l’associazione degli artigiani di Mestre, è la crisi delle città d’arte ad alta vocazione turistica. Venezia, Firenze, Pisa, Roma, Verona, Milano, Matera, Padova, Siracusa, Napoli, Cagliari, Genova, Palermo, Torino e Bari sono alcuni dei Comuni individuati dal “decreto Agosto” che nel 2020 hanno subito un crollo verticale delle presenze turistiche straniere.

Inoltre, conseguenza della crisi, è l’aumento a dismisura l’esercito degli abusivi e dei lavoratori in nero presenti in Italia. Stando alle previsioni dell’Istat, 1,9 milioni di addetti rischiano di perdere il posto.
Secondo l’Ufficio studi della CGIA, una parte di questi esuberi finirà ad ingrossare le fila dell’economia sommersa.

 Non saranno pochi, infatti, coloro che, dopo aver perso il posto in fabbrica o in ufficio, si rimboccheranno le maniche in qualsiasi modo, anche ricorrendo ad una occupazione in nero. Stiamo parlando di quelle persone che non riuscendo a trovare un nuovo lavoro accetteranno un’occupazione irregolare o si improvviseranno come abusivi. Grazie a questa scelta riusciranno a percepire qualche centinaia di euro alla settimana; pagati poco e in contanti, tutto ciò avverrà in nero e senza alcun versamento di imposte, di contributi previdenziali e di quelli assicurativi. Ad “ammortizzare” la perdita di posti di lavoro, quindi, ci penserà l’economia sommersa.