Commercio internazionale fermo da 15 mesi, colpa del protezionismo

3 Agosto 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – La Brexit, l’ascesa di Trump. La lista dei campanelli d’allarme sulla salute della globalizzazione è lunga. E a risentirne prima di tutto e’ il commercio internazionale. Nel 2015, World Bank, Fmi, Wto stimano, per il 2015, tutti una crescita del commercio mondiale fra il 2,8 e il 3,1 per cento.

Percentuali su cui non si trovano d’accordo due studiosi dell’olandese World Trade Monitor, Simon Evenett e Johannes Fritz secondo cui il commercio internazionale si è fermato. E questa frenata coincide con una recrudescenza di misure protezionistiche.

Evenett e Fritz sostengono che il volume del commercio mondiale non si schioda dal livello raggiunto nel gennaio 2015, e questo vale per export, import, paesi avanzati e paesi emergenti. Un ristagno lungo 15 mesi – osservano – tranne che nelle vere e proprie recessioni non si era mai visto dai tempi della caduta del Muro di Berlino.

Il crollo dei prezzi delle materie prime (petrolio in testa) e la contemporanea rivalutazione del dollaro (la valuta in cui vengono quotate) non basta a spiegare la frenata complessiva del commercio.

Secondo lo studio, i prodotti che hanno subito la maggiore caduta sono quelli che si sono scontrati con crescenti barriere protezionistiche. Evenett e Fritz calcolano che il numero delle misure protezioniste nel mondo è cresciuto del 50 per cento fra il 2014 e il 2015.