Come selezionare il consulente finanziario, le domande chiave per assumere

31 Luglio 2020, di Mariangela Tessa

Decidere di assumere un consulente finanziario può risultare una missione difficile per molte persone. Come selezionare il professionista a cui affidare la gestione del nostro patrimonio? Come distinguere un consulente finanziario da un altro?

Sono molte gli interrogativi a cui può risultare difficile rispondere.

La buona notizia è che non è necessario conoscere tutti i titoli dei consulenti finanziari per sceglierne uno. Secondo Martin Krikorian, presidente di Capital Wealth Management,  quello che è veramente importante è presentarsi al “primo appuntamento”, avendo ben in mente cosa chiedere

“Solo facendo le domande giuste, potrete assicuravi di avere di fronte la persona giusta, quella che avrà a cuore i vostri interesse”

Prima di procedere con le domanda, è tuttavia importante accertarsi che la persona che si ha di fronte sia iscritto all’Albo unico dei consulenti finanziari.

Solo in questo modo si avrà la certezza di trovarsi di fronte un professionista di comprovata competenza. Gran parte dei consulenti finanziari ha una formazione universitaria, spesso completata da Master in Asset Management o Master in Business Administration.

Possono ottenere di diritto l’iscrizione all’Albo coloro che risultino essere in possesso, oltre che dei predetti requisiti di onorabilità e professionalità.

Una volta accertato questo requisito, Krikorian suggerisce di porre le seguenti domande:

1. Qual è la tua filosofia di investimento?

2. Come determinerai la mia allocazione patrimoniale?

3. Con quale frequenza i miei investimenti saranno rivisti e ribilanciati?

4. I miei soldi saranno investiti in fondi gestiti attivamente o in fondi indicizzati?

5. Qual è l’ammontare delle commissioni?

6. Come posso pagare i vostri servizi?

“Se non sei completamente soddisfatto delle risposte che ricevi, non esitare a continuare la ricerca” conclude Krikorian.

Come viene pagato il consulente finanziario

Una delle questione più importanti da definire è, come abbiamo visto, la modalità di remunerazione. La costruzione della fiducia, in fondo, si basa anche su questo. Ecco di seguito le forme di pagamento più comuni:

  • Commissione sul patrimonio gestito e sulle performance. Attraverso questa modalità di pagamento il consulente finanziario percepisce periodicamente una percentuale basata sul valore del portafoglio che gli viene dato in gestione.

Qualora questo prelievo fosse dell’1% e il patrimonio gestito pari a un milione, il risultato sarebbe un costo di 10mila euro all’anno.
A questa tipologia si può associare un costo aggiuntivo basato sui rendimenti ottenuti, fondati sul fatto di aver superato un indice di riferimento – una cosiddetta performance fee.

  • Commissioni sui prodotti. Una seconda categoria di remunerazione è quella che vede il consulente percepire una commissione sulla base dell’avvenuta vendita di specifici prodotti finanziari.

Il consulente, in questo caso, propone una soluzione di investimento (ad esempio, un fondo comune), se il cliente accetta e vi destina una determinata somma l’advisor riceverà una quota proporzionata all’entità dell’investimento.

  • Stipendio erogato da parte della banca/intermediario. In questo caso il discorso è più semplice: il consulente impiegato presso una banca o un’istituzione finanziaria, viene retribuito da quest’ultima per fornire un servizio.
  • Parcelle fisse, orarie. In quest’ultimo caso, assai minoritario in Italia, il consulente percepisce una parcella in cambio del suo tempo e dei suoi consigli – al pari di altri professionisti come medici o avvocati.

Non si può escludere che quest’ultimo possa percepire anche una percentuale sulla gestione di un portafoglio del cliente.