“Come fermare la fuga di cervelli all’estero”

10 Ottobre 2019, di Alberto Battaglia

Negli ultimi dieci anni il saldo fra gli italiani emigrati all’estero è quelli rientrati in patria è negativo per 250mila unità, con un costo pari all’1,1% del Pil. Questa stima, presentata nel recente rapporto “sull’economia dell’immigrazione” della fondazione Leone Moressa, mette ancora una volta in rilievo l’importanza delle strategie attraverso le quali l’Italia potrebbe diventare più attrattiva per i talenti stranieri e meno “inospitale” per i suoi stessi laureati.

“Le impietose cifre del ‘Rapporto 2019 sull’economia dell’immigrazione’ della fondazione Leone Moressa”, ha commentato la presidente dell’associazione Talents in Motion, Patrizia Fontana, “confermano che una delle emergenze del Paese è creare le condizioni per trattenere le migliaia di giovani che, delusi dalle prospettive professionali che l’Italia offre, varcano i confini e vanno all’estero, valorizzando il patrimonio di conoscenze che le università offrono”.

Una delle proposte fondamentali di Talents in Motion è che l’attenzione del legislatore non dovrebbe essere rivolta esclusivamente agli incentivi sul rientro dei cervelli, ma anche su meccanismi premiali in grado di incentivare la permanenza dei giovani talenti direttamente in Italia. Da parte sua l’associazione persegue il suo obiettivo attraverso il primo digital hub pensato per mettere in contatto talenti italiani e stranieri con le realtà italiane e con le opportunità che queste offrono. Un progetto che conta già 30 aziende partner multinazionali, associazioni e università.

 

 

Talents in Motion ha quindi suggerito cinque indirizzi, rivolti ai decisori politici, per incrementare l’attrattività del Paese e combattere i cosiddetti “cervelli in fuga”. Eccoli:

  1. Realizzare un sistema di defiscalizzazione differenziato in base alla qualità delle posizioni e dei profili, oltre che alle esigenze espresse dalle imprese, e che possa applicarsi sia nell’ottica di agevolare il rientro in Italia che per trattenere i potenziali in atto di andare all’estero.
  2. Contrastare i flussi in uscita favorendo la messa a regime di un sistema di valorizzazione reale per l’entry level dei giovani laureati.
  3. Predisporre un secondo binario di incentivi fiscali direttamente rivolti a trattenere i talenti in Italia.
  4. Procedere a una semplificazione normativa mediante creazione di visti d’ingresso specifici (modello USA) e velocizzazione delle procedure burocratiche per favorire la circolazione di capitale umano altamente qualificato in università e imprese.
  5. Rispondere concretamente alla domanda di formazione e competenze garantendo un coinvolgimento paritetico, partenariale, continuativo e strategico del fronte universitario e aziendale mediante una conferenza permanente filiera-formazione deputata alla diagnosi e all’intervento sui reali fabbisogni di professionalità. In questo senso, Talents in Motion ha già inaugurato lo scorso 2 ottobre a Milano i lavori del primo tavolo tecnico “Competenza VS Conoscenza”, nato per individuare e dar seguito ad azioni concrete per intervenire sulla distanza tra domanda aziendale e offerta universitaria.