Economia

Come cambiano le città: meno negozi nel centro, aumentano alberghi e ristoranti

Meno negozi nel centro storico, più ristoranti e alberghi. Le città italiane cambiano profilo. E a farne le spese sono soprattutto le piccole attività commerciali. Tra il 2012 e il 2023, nel nostro Paese, è sparito oltre un negozio su cinque. In termini assoluti, si tratta di 111 mila i punti vendita al dettaglio morti e che non sono stati sostituiti e 24 mila l’attività di commercio ambulante perdute. In compenso, sono aumentate le attività di alloggio e ristorazione (+9.800).

Questa la fotografia scattata dell’analisi “Demografia d’impresa nelle città italiane”, realizzata dall’Ufficio Studi di Confcommercio con il centro studi Guglielmo Tagliacarne che registra una “sempre più preoccupante” desertificazione commerciale delle nostre città.

“Un fenomeno che riguarda soprattutto i centri storici dove la riduzione dei livelli di servizio è acuita anche dalla perdita di commercio ambulante. Il commercio rimane comunque vitale e reattivo e soprattutto mantiene il suo valore sociale” ha commentato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, aggiungendo che rimane “prioritario contrastare la desertificazione commerciale con progetti di riqualificazione urbana per mantenere servizi, vivibilità, sicurezza e attrattività delle nostre città”.

Desertificazione accentuata nei centri storici

Dallo studio emerge un calo delle attività commerciali più accentuato nei centri storici che nelle periferie. Un discorso che vale sia per il Centro-Nord sia per il Mezzogiorno. A soffrire di più sono i distributori di carburanti (-40,7% dal 2012), i negozi di libri e giocattoli (-35,8%), di mobili e ferramenta (-33,9%), abbigliamento (-25,5%).

Aumentano invece le farmacie +12,4%, negozi di computer e telefonia +11,8%, le attività di alloggio (+42%) e quelle di ristorazione (+2,3%).

Crescono imprese straniere

Analizzando il fenomeno dal punto di vista della proprietà, un dato interessante che emerge è l’aumento delle imprese straniere nel settore alberghiero e nei pubblici esercizi (+30,1% tra il 2012 e il 2023) mentre si registra un calo delle attività con titolare italiano (-8,4%). E metà della nuova occupazione straniera nell’intera economia è proprio in questi settori (+120mila).

Possibili soluzioni

Per evitare gli effetti più gravi di questo fenomeno, il commercio di prossimità – spiega l’Ufficio studi di Confcommercio – deve puntare su efficienza e produttività, anche attraverso l’innovazione e la ridefinizione dell’offerta.

Tutto ruoto attraverso l’omnicanalità, ovvero l’utilizzo anche di un canale online ben funzionante. Se è vero che il boom dell’e-commerce resta il maggiore responsabile della riduzione del numero di negozi, le vendite online restano comunque un’opportunità da sfruttare, dicono da Confcommercio.

Vale la pena ricordare, a questo proposito, che negli ultimi cinque anni, gli acquisti di beni su Internet sono quasi raddoppiati passando da 17,9 miliardi del 2019 a 35 miliardi del 2023.