Economia

Classifiche: le economie più competitive secondo il WEF, Italia è 30esima

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Dieci anni dopo lo scoppio della crisi e nonostante i 10mila miliardi di dollari iniettati dalle banche centrali per rimettere in moto il Pil,  l’economia globale resta incastrata in un ciclo di produttività bassa, che la mette ancora più a rischio nel caso di una recessione. A lanciare l’allarme è l’edizione 2019 del ‘Global Competitiveness Report’ del World Economic Forum. Il rapporto, stilato su base annuale, misura la forza di 103 indicatori chiave, come l’inflazione, le competenze digitali e le tariffe commerciali, in 141 paesi. Gli indicatori chiave sono poi organizzati in 12 pilastri, che includono istituzioni, stabilità macroeconomica e salute con voti che vanno da zero a cento.

A guidare la classifica quest’anno è Singapore che, grazie a un punteggio di 84,5, sorpassa gli Stati Uniti (83,7). Singapore è nella ‘top 10’ in 7 dei 12 pilastri dell’indice, tra cui le infrastrutture, la salute, il mercato del lavoro, il sistema finanziario, la qualità delle istituzioni pubbliche, oltre ad essere l’economia più aperta del mondo. Gli Usa devono accontentarsi del secondo posto assoluto, ma mantengono il primato per l’innovazione e anche per altri fattori, quali ad esempio la capacità di fornire all’economia lavoratori qualificati

Al terzo posto spicca Hong Kong, con un miglioramento di 4 posizioni, davanti all’Olanda, che avanza di 2 posti, alla Svizzera che ne perde uno, come fa il Giappone, alla Germania che scivola all’indietro addirittura di 4 posti ed è settima, precedendo di poco la Svezia, il Regno Unito (in calo di una piazza), la Danimarca e la Finlandia.

E l’Italia? Con una votazione di 71,5 (+0,8 punti sul 2018) avanza di un gradino ed è 30esima, preceduta da Cina (28esima) e Qatar e seguita da Estonia e Repubblica Ceca.

Svariati i malanni che affliggono la competitività tricolore. A partire dal mercato del lavoro, che il Wef elenca come prima area in cui l’Italia dovrebbe intervenire per migliorare: siamo infatti al 90esimo posto, con ‘tasse sul lavoro troppo alte (130esimo posto)” e anche con una scarsa flessibilità nella determinazione dei salari (136mo). Senza contare che il talento in generale non viene ricompensato (103esimo posto per meritocrazia e incentivazione).

Non va meglio quando si passa ad analizzare il ‘pilastro’ istituzionale: l’Italia siede al 126esimo posto per la ‘reattività del governo al cambiamento’, il 124esimo per ‘la capacita’ del governo di assicurare la stabilità della politica’ o il 130esimo per la visione di lungo termine dell’esecutivo.