Citigroup: senza l’intervento della Bce, l’Europa rischia il collasso

17 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Se la Bce non mette mano al portafoglio, si rischia la catastrofe finanziaria. Potrebbe essere una questione di settimane o addirittura di pochi giorni, ma molto presto rischiamo di assistere inermi al default di Spagna e Italia.

E’ lo scenario delineato da Willem Buiter, capo-economista di Citi, in un’intervista concessa a Bloomberg Tv. “La Bce deve agire in fretta, ignorando le pressioni della Germania. Farsi carico dei debiti sovrani è l’unica strada per evitare un terremoto finanziario che finirebbe per trascinare nel baratro il sistema bancario europeo e, insieme, quello americano”.

Le strade per uscire dall’impasse indicate da Buiter sono due. La prima, definita “teorica”, prevede un aumento del Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria a 3 mila miliardi di euro. La seconda, quella auspicata, è che la Bce si faccia carico dei debiti sovrani, acquistando titoli di debito sul mercato secondario.

Parole poco confortanti arrivano sul futuro dell’Italia. Secondo l’economista della banca americana, il livello raggiunto dall’indebitamento italiano, in assenza di un flusso di liquidità da parte Bce, risulta insostenibile nel medio periodo. Di qui, la necessità di un intervento di Francoforte, a cui andranno ad aggiungersi le misure di austerity decise nel nuovo governo. “Per rimettere i conti in ordine – continua Buiter – l’Italia dovrà lavorare duro per il resto del decennio”.

Non se la passa meglio la Francia. Oltre allo stato in cui versano i conti pubblici, il vero tallone di Parigi viene individuato nel sistema bancario. “Ricordiamoci che in Francia, e più in generale in Europa, i bilanci delle banche sono tre volte superiori a quelli del Pil. Se le banche collassano, i debiti sovrani seguono a ruota”.

Meno preoccupante infine la situazione in Germania, che si salva grazie un’elevata produttività nel settore manifatturiero. Tuttavia, il fatto che quella tedesca sia un’economia export-oriented, quindi molto sensibile ai cicli economici, non la mette al riparo da inevitabili ricadute negative sul fronte della crescita.