Cingolani (Mite): la crisi del gas non è fisica, ma di mercato

21 Giugno 2022, di Alessandra Caparello

I prezzi salgono non perché manca il gas, ma perché qualcuno dietro una tastiera ha deciso di farci pagare di più e su questo nessuno sta facendo abbastanza”. A parlare in questi termini il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani intervenendo all’Assemblea di Elettricità Futura, in cui ha spiegato che la crisi attuale del gas “non è fisica ma di mercato”.

Una vera e propria emergenza quella del gas dopo che la Russia ha ridotto il suo flusso verso l’Italia. A fronte di una richiesta giornaliera di gas da parte di Eni pari a circa 63 milioni di metri cubi, Gazprom ha comunicato che fornirà solo il 50% di quanto richiesto. Fuori dall’Italia, situazione  ancora peggiore in Francia. Il paese non riceve più il flusso dal gasdotto dalla Germania dal 15 giugno. Una situazione incandescente insomma che ha spinto il ministro Cingolani nella sede del governo ad una riunione per fare un punto con il sottosegretario alla presidenza, Roberto Garofoli, e rappresentanti del Mef. Nel pomeriggio riunirà il Comitato di emergenza e monitoraggio del gas naturale mentre domani pomeriggio incontrerà le principali aziende del settore energetico sul tema dell’emergenza gas.

Cingolani contro la borsa del gas

Cingolani  ha posto il seguente interrogativo:

“Questo è il mercato libero che non va perturbato? E cosa deve fare di peggio per danneggiare i cittadini? […] Nel 2000 producevamo internamente il 22% del fabbisogno nazionale di gas, da giacimenti italiani. Abbiamo deciso di ridurre la produzione di gas italiano e dopo vent’anni produciamo il 3% del nostro  […] Ci siamo dati un po’ la zappa sui piedi e oggi c’è la corsa alla diversificazione“.

Il titolare del dicastero del Mite prosegue: “Nel pieno di una guerra, la cosa migliore che ha saputo fare il Ttf (la Borsa del gas ndr) è stata alzare il prezzo. Le imprese e le famiglie soffrono non perché manca il gas, ma perché qualcuno da una tastiera ha deciso di alzare i prezzi. Ho sentito tante critiche in questi giorni, ma questa non l’ho sentita. Ho sentito dire che i mercati non vanno turbati. Ma cos’altro dovrebbero fare?”

Secondo il ministro, la politica del governo italiano sull’energia è “spingere sulle rinnovabili e sulla convivenza col gas in questa fase, disaccoppiare la borsa termoelettrica da quella sulle rinnovabili (è uno scempio pagare l’elettricità prodotta con le rinnovabili come se fosse pagata col gas), imporre un price cap europeo per tagliare i picchi dei costi”.

La sostituzione del gas russo

Parlando dei 30 miliardi di metri cubi di gas russo da rimpiazzare, il Ministro Cingolani ha confermato che “sono stati rimpiazzati da 25 miliardi di metri cubi di gas diversificato, fornito da vari produttori, specie dall’Africa.

I 5 miliardi che mancano, che sono un sesto, tengono conto di due cose. La prima è che acceleriamo con le rinnovabili a più non posso. La seconda è il risparmio energetico … stiamo facendo di tutto, a cominciare dalle esigenze pubbliche”, mentre per il privato c’è “un problema culturale”.

Cingolani ha anche proposto di “disaccoppiare” la borsa delle energie rinnovabili da quella elettrica. “Se io produco energia rinnovabile, dal sole, dal vento, da scarti, perché devo legare il prezzo dell’energia prodotta a quello del gas? Qui bisogna fare un discorso di alto livello sul fatto che la Borsa delle rinnovabili deve essere separata dalle energie termoelettriche”.

Il problema della siccità

Non solo gas, anche sulla situazione idrica il ministro si è detto “abbastanza preoccupato”.

“In una fase di difficoltà in cui sembra che non ci facciamo mancare nulla, mancano solo gli alieni, il problema dell’acqua non è completamente scollegabile da quello della politica energetica, anzi: stanno chiudendo delle centrali elettriche perché non c’è flusso di acqua per raffreddare. Per la siccità il governo pensa a un progetto sull’accumulazione e ci sono una ventina di bacini di raccolta idrica che si potrebbero sfruttare, tenendo presente che un quarto delle precipitazioni annuali sarebbero sufficienti all’irrigazione dell’agricoltura in questi giorni. E alcuni di questi bacini potrebbero essere messi anche in pompaggio A ogni modo, questo concomitare di problemi su energia e acqua è una cosa molto complicata da gestire”.