Cina – Gas, al via partnership Chevron-Petrochina

10 Agosto 2007, di Redazione Wall Street Italia

La compagnia petrolifera statunitense Chevron ha vinto una gara per diventare partner di Petrochina nello sviluppo di quattro siti di gas naturale nella provincia sud-occidentale cinese del Sichuan. L’accordo tra le due società prevede anche lo sfruttamento del sito di Luojiazhuai, che da solo possiede una riserva di gas naturale di oltre 58 miliardi di metri cubi di gas, con un contenuto medio di zolfo che si aggira tra il 7,13 e il 10,49 per cento.
L’ingresso di Chevron rappresenta uno dei pochi ingressi da parte di società straniere all’interno della produzione cinese di gas naturale. Questo business, infatti, è ancora saldamente nelle mani di Petrochina e della sua maggior concorrente nazionale, Sinopec.
L’industria petrolifera cinese sembra però essere attualmente alla ricerca di esperti per estrarre lo zolfo dal gas. Il sito di Luojiazhuai, in passato, era stato protagonista di due incidenti: nel dicembre 2003, 243 persone morirono e più di duemila tra residenti e operai rimasero feriti a causa di un incendio scoppiato in un pozzo; nel marzo 2006, invece, una fuoriuscita di gas provocò l’evacuazione di migliaia di persone che abitavano nei dintorni.
La compagnia cinese è anche preoccupata delle conseguenze che questi due incidenti potrebbero avere sugli investitori. Intanto, in Cina è all’ordine del giorno il tema dell’inquinamento, e quindi quello delle fonti energetiche pulite. Il Paese ospiterà infatti i prossimi Giochi olimpici, quelli che si svolgeranno il prossimo anno. E già più di duecento fabbriche inquinanti sono state spostate fuori dalla capitale o chiuse, e le caldaie a carbone per il riscaldamento sono state sostituite con quelle a gas naturale. Insomma, lo smog non offuscherà l’Olimpiade di Pechino. I promotori dell’evento si sono detti “fiduciosi” sul fatto che la qualità dell’aria non sarà un ostacolo. “Siamo ben consapevoli dei problemi, ma siamo fiduciosi che la qualità dell’aria per le Olimpiadi sarà buona”, ha dichiarato il portavoce del Comitato Organizzatore, Sun Weide. “Abbiamo lavorato sodo, e ci sono segnali che il nostro lavoro ha avuto effetto”.
Alle nubi di smog ora si è aggiunto però anche il polverone delle polemiche, dopo che l’altroieri Jacques Rogge, presidente del Comitato olimpico internazionale, ha ipotizzato che alcune gare sportive possano cambiare di orario o di data a causa della cattiva qualità dell’aria. Lo smog non è un problema per le competizioni di breve durata, ha spiegato Rogge, “ma lo è decisamente per gli sport di resistenza come il ciclismo, dove si deve correre per sei ore”. Questi, secondo Rogge, “sono esempi di gare che potrebbero essere spostate”.
La verità è che Pechino rimane una delle città più inquinate del pianeta, e le autorità cinesi stanno da anni combattendo una disperata lotta contro il tempo per non far fallire i Giochi a causa dell’inquinamento. Dal 1998, ha sottolineato il comitato organizzatore, la città ha speso 15 miliardi di dollari per aumentare la qualità dell’aria.
Gli sforzi fatti sinora stanno producento effetti, ha esultato il governo, indicando che lo scorso anno Pechino ha goduto di 241 giorni di “cielo blu”, contro gli appena cento di dieci anni fa. La nuvola di smog tuttavia è sempre lì, ostinata.
Secondo gli esperti il problema sono gli immensi cantieri edilizi che in tutta la città sollevano polvere, oltre alle centrali elettriche a carbone e alle industrie che continuano a operare appena fuori Pechino. Il traffico poi fa la sua parte: nella capitale delle biciclette circolano ormai più di tre milioni di auto, e il numero è destinato a moltiplicarsi, considerando che ogni giorno sono messe su strada 1.200 nuove vetture.
Per discutere dell’inquinamento, è scesa in campo anche la Commissione europea, in contatto in questi giorni con gli organizzatori dei Giochi olimpici. Lo ha detto ieri un portavoce dell’Eurogoverno, precisando però che si tratta di contatti “informali” e che per il momento non si lavora ad alcuna proposta concreta. “Non c’è dubbio che la qualità dell’aria in Cina sia molto scarsa e il Governo sta cercando di migliorare la situazione – dice -. La commissione non ha alcun mandato e non può interferire nell’organizzazione delle Olimpiadi in Cina anche se ha molta esperienza in questo campo, fatta con altri Paesi che hanno ospitato le Olimpiadi in passato, come l’Australia e gli Stati Uniti”.