Economia

La Cina rallenta? Nuove preoccupazioni dall’immobiliare

Il People’s Bank of China (PBOC), la Banca Centrale Cinese, ha deciso di tagliare inaspettatamente i tassi per la seconda volta nell’arco di tre mesi. La riduzione è stata pari a 0,15 punti basi: i tassi sono ora pari al 2,5%, il valore più basso dal 2014. Reuters riferisce che il PBOC avrebbe preso questa decisione per sostenere la ripresa economica della Cina, che in questo momento sta attraversando un momento veramente difficile.

Alcuni analisti hanno avuto modo di osservare che la diminuzione della crescita del credito ed i maggiori rischi di una deflazione hanno reso necessarie alcune misure di allentamento monetario: l’intenzione è quella di andare a fermare la frenata.

La Banca Centrale Cinese taglia i tassi

Con una mossa a sorpresa, la Banca Centrale Cinese ha deciso di tagliare il tasso sui finanziamenti di durata annuale. La decisione è stata presa nel tentativo di sostenere l’attività economica della Cina, dalla quale, in questo momento, sembrano provenire alcuni segnali di difficoltà. Il PBOC ha deciso di ridurre di 0,15 punti base e ha portato il tasso al 2,5%, che è il valore più basso registrato dal 2014.

Per il momento il taglio dei tassi, almeno a quanto riferisce l’agenzia Bloomberg, non ha rassicurato gli investitori. Anzi: le preoccupazioni sono aumentate, tanto da spingere al ribasso le borse. Rispetto al dollaro, lo yuan ha registrato un calo dello 0,4%.

Senza dubbio, in Cina, ad un quadro macroeconomico particolarmente complesso, si aggiungono alcuni problemi nel comparto immobiliare. Country Garden Holdings, un vero e proprio colosso del settore, nel corso dell’ultima settimana ha perso in Borsa qualcosa come il 25% ed il 41% nel corso dell’ultimo mese. Ricordiamo che Country Garden Holdings, il quale risulta essere oberato a fine 2022 da debiti per 190 miliardi di dollari, non ha pagato due cedole obbligazionarie in dollari che sono scadute lo scorso 6 agosto, per un valore complessivo pari a 22,5 milioni di dollari.

I timori e le turbolenze, che ruotano intorno al più grande sviluppatore privato della Cina, potrebbero innescare un circolo vizioso di stress finanziario sui fondi comuni d’investimento immobiliare della Cina. Ad ammettere i primi problemi, ad esempio, è la conglomerata Zhongzhi Enterprise Group, dopo che sue società quotate cinesi hanno reso noto di non aver ricevuto i pagamenti sui prodotti di investimento della sua unità Zhongrong International Trust.

Cina: i dati sulla disoccupazione giovanile

La Cina ha deciso di sospendere il rilascio dei dati sulla disoccupazione giovanile. Una decisione presa a seguito di un ciclo di indicatori deludenti resi noti a luglio, ma che sono arrivati dopo un record registrato nel corso degli ultimi mesi.

I dati sulla disoccupazione giovanile vanno ad aumentare la pressione sul piano di ripresa messo in atto dalla seconda economia mondiale: in questo momento ad allarmare è lo stato di salute del settore immobiliare. Fu Linghui, il portavoce del National Bureau of Statistics (Nbs), ha spiegato che la pubblicazione del tasso di disoccupazione giovanile è sospesa ed ha giustificato questa decisione con necessità di andare ad aggiustare i dati.

Ricordiamo che in Cina il tasso di disoccupazione è calcolato solo per le aree urbane e fornisce un quadro parziale della situazione. Da notare che in questo contesto, le vendite al dettaglio, che costituiscono il principale indicatore dei consumi delle famiglie, hanno registrato un aumento pari al 2,5% su base annua nel corso del mese di luglio.

Gli obiettivi di crescita della Cina

Nel caso in cui non ci dovessero essere ulteriori stimoli, è probabile che la Cina manchi il suo obiettivo di crescita del 5%.

La prolungata debolezza nell’edilizia immobiliare si aggiungerà alle pressioni di riduzione delle scorte nello spazio industriale e deprimerà anche la domanda di consumi – ha affermato Tao Wang, capo dell’economia asiatica e capo economista cinese presso UBS Investment Bank -. In tal caso, lo slancio economico potrebbe rimanere contenuto nel resto dell’anno e la Cina potrebbe non raggiungere l’obiettivo di crescita di quest’anno di circa il 5%. Le pressioni deflazionistiche potrebbero persistere più a lungo in uno scenario del genere. L’economia avrebbe quindi bisogno di politiche molto più forti o non convenzionali per rilanciarsi”.

Ting Lu, capo economista cinese di Nomura, ritiene che

Pechino dovrebbe svolgere il ruolo di prestatore di ultima istanza per sostenere alcuni importanti sviluppatori e istituzioni finanziarie in difficoltà. Vediamo anche un maggiore rischio al ribasso per la nostra previsione di crescita del 4,9% su base annua sia per il terzo che per il quarto trimestre, ed è sempre più possibile che la crescita annua del PIL quest’anno manchi il segno del 5,0%.