Cina e lo spettro dei debiti: rischio di perdite fino a $3.000 miliardi

21 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Notizie poco confortanti dal fronte economico della Cina. L’indice preliminare PMI di novembre stilato congiuntamente da HSBC Holdings e Markit Economics è sceso infatti a 50,4 punti dai 50,9 di ottobre.

Gli analisti intervistati da Bloomberg avevano previsto un valore superiore, pari a 50,8 punti. Da segnalare che i 50 punti rappresentano la linea di demarcazione tra fase di contrazione (valori al di sotto) e fase di espansione (valori al di sopra) dell’attività economica.

I nuovi ordini per le esportazioni cinesi sono scivolati inoltre al minimo in tre mesi. Ma non sono solo i fati a preoccupare la Cina e l’economia mondiale.

Nelle ultime ore, le dichiarazioni che sono arrivate dal paese sono state infatti piuttosto allarmanti. Fang Xinghai, direttore presso il Central Leading Group per gli Affari economici e finanziari, ha riferito in una conferenza che si è tenuta a Pechino che il prossimo anno una o due piccole banche cinesi potrebbero fallire il prossimo anno, considerata la loro dipendenza dai prestiti a breve termine. A fallire, ha sottolineato Fang, saranno anche alcuni fondi di investimento.

I dati mostrano inoltre che i prestiti non performanti delle banche cinesi sono saliti per il settimo trimestre consecutivo fino alla fine di giugno; si tratta della fase più lunga in almeno nove anni. La presenza dei crediti inesigibili sta diventando la vera spina nel fianco della Cina.

Goldman Sachs prevede infatti che il paese potrebbe far fronte a perdite sui crediti fino a $3.000 miliardi, sulla scia del rischio di default dei debiti; un valore che sarebbe superiore a quello visto in altre crisi dei debiti.

In più, Fitch avverte che il valore totale dei crediti balzerà fino a quasi il 250% del Pil nazionale, quasi il doppio rispetto al 130% del 2008.