Cina: azionario, investitori stranieri soggetti a tassa, anzi no

31 Luglio 2014, di Redazione Wall Street Italia

SHANGHAI (WSI) – Quando una tassa non è una vera tassa? Quando investi nell’azionario cinese. Sembra che questa battuta circoli tra alcuni investitori stranieri a Shanghai. Sebbene le leggi nazionali raccomandino che gli investitori stranieri nell’azionario del paese debbano essere soggetti ad una tassa del 10% sul ‘capital gains’, il governo a quanto pare non ha mai raccolto tale balzello, stando ai dati di PricewaterhouseCoopers.

Un certo grado di confusione sulla normativa da quando il sistema delle quote per gli stranieri è partito più di dieci anni fa ha contribuito a non ottemperare alla legge, c’è chi ha messo da parte i contanti per la tassa, e chi ha fatto finta di nulla supponendo (a ragione?) che il balzello non sarebbe stato implementato, stando a HSBC Jintrust Fund Management.

Ma le pressioni sulla Cina affinché scriva correttamente le regole stanno aumentando dal momento che il paese è vicino a avviare un “exange link” con la piazza Hong Kong che fornirà agli investitori stranieri un accesso senza precedenti a un mercato azionario da 3,5 miliardi di dollari e che rafforzerà il ruolo della moneta cinese, lo yuan, nelle transazioni finanziarie globali.

MSCI Inc. società che ha tenuto l’azionario locale lontano dagli indici glonali a giugno, ha affermato che la mancanza di chiarezza sulla normativa per le tasse è al momento una delle maggiori preoccupazioni degli investitori.
“Tutto questo crea incertezza – dice Sebastien Lieblich, executive director di MSCI Index Research – e agli investitori internazionali non piace l’incertezza: non vogliono essere lasciati in un limbo”.

La Cina conta sulla domanda dei money managers stranieri per aumentare il valore dell’azionario, oggi vicino a livelli minimi record e spera che Shangai si possa trasformare in un centro finanziario globale. La politica sulle tasse è una delle lacune strutturali del mercato, insieme ala mancanza di controlli sui capitali e alle regole contro il “same-day trading”.

La Borsa di Hong Kong (HSCEI) sta lavorando con le autorità cinesi per chiarire bene la normativa prima dell’avvio del collegamento tra i mercati azionari.

Le autorità ad aprile avevano annunciato un avvio del ‘link’ tra le piazze finanziarie nel giro di sei mesi. Le borse hanno aderito ad ammettere fino a 23,5 miliardi di yuan ($3,8 miliardi di dollari) di trading giornaliero ‘cross-border’, aprendo il mercato locale ulteriormente agli investitori stranieri fornendo agli investitori cinesi una strada per acquistare le azioni a Hong Kong.