Christiansen (Nordea): la crisi energetica sta accelerando la transizione ecologica

14 Ottobre 2022, di Aleksandra Georgieva

Abbiamo incontrato a Palazzo Parigi di Milano Alexandra Christiansen, portfolio manager e membro del Sustainable Thematic Team di Nordea Asset Management in occasione dell’evento annuale della società con focus sul global climate engagement. Christiansen ci ha illustrato la strategia contrarian di investimento e perché potrà essere vincente. Inoltre, la portfolio manager ci ha spiegato come la recente crisi energetica sia un ostacolo per la transizione ecologica nel breve termine, ma una grande opportunità nel lungo termine.

Come investe e come è nato il Global Climate Engagement Fund di Nordea?

Il concetto è nato osservando la crescita fenomenale del settore negli ultimi anni e l’ottima performance degli asset di questa parte di mercato percepita come “green” e “buona”.  Abbiamo osservato un flusso di capitale verso il settore “green” e un deflusso dagli asset percepiti dal mercato come meno sostenibili. Crediamo che ci siano tante opportunità nel settore che sono state scoperte e vendute, e sono ancora rilevanti per un futuro di basse emissioni di carbonio.

Climate Engagement Strategy significa per Nordea investire in quelle parti del mercato che sono state vendute troppo e trovare quelle opportunità che sono ancora rilevanti per la green economy del futuro. E poi lavorare con il management team per definire la giusta strategia, la giusta ambizione, i giusti obiettivi per poter sbloccare il valore desiderato, generando alfa e impatto allo stesso tempo.

Il disinvestimento dai settori o dai titoli che emettono forti emissioni potrebbe sembrare un’azione buona sulla carta riguardo i problemi del tuo portafoglio, ma non ha alcun impatto vero sulla decarbonizzazione. Mentre spingere gli emettitori pesanti a diventare più puliti, ha un impatto reale sul processo di decarbonizzazione.

Quindi la strategia di Nordea si concentra sulle aziende ad alta intensità di carbonio che sono escluse dal mercato perché non sono ancora allineate con il processo di transizione energetica ma hanno l’ambizione e il potenziale per essere rilevanti o addirittura fondamentali per la transizione energetica. Come mai questa scelta?

Dunque, non ci soffermiamo solo sulle società ad alta intensità di carbonio, queste ultime sono state pesantemente punite negli ultimi trimestri. Un’esclusione vuol dire che tanti investitori escludono le società di alta emissione e noi crediamo che questo sia sbagliato per tante industrie. Per esempio, come riusciamo ad effettuare la transizione ecologica senza l’acciaio, senza il cemento, l’alluminio, il rame? La transizione va oltre gli emittenti di alta intensità, ci sono tante società e settori che sono stati messi in un gruppo non rilevante per la green economy del futuro, ma invece lo sono. Troviamo ancora tante opportunità nel settore finanziario e industriale. Non vorrei dare l’impressione che il fondo sia una grande scommessa sulle emissioni di carbonio, perché è un universo molto più ampio ed è questo che ci piace di questa strategia, non ci focalizziamo solo su una parte del mercato, questa è solo una piccola parte del potenziale del fondo. Un’opportunità diversificata per generare alfa e avere impatto.

Quali sono gli vostri obiettivi di medio-lungo termine del fondo di Nordea?

L’orizzonte dell’investimento è da 3 a 5 anni, considerate le società in cui investiamo. Possiamo essere più o meno pazienti in base ai progressi che vediamo con i nostri obiettivi di coinvolgimento. In ogni progetto di investimento abbiamo degli specifici KPIs (indicatori chiavi di performance) e vogliamo vedere dei progressi verso il raggiungimento di questi indicatori di performance.

In caso non riuscissimo a vedere dei progressi rapidi per raggiungere gli obiettivi in quel determinato orizzonte temporale (da 3 a 5 anni), dovremmo aumentare i nostri sforzi di coinvolgimento. Possiamo farlo tramite il voto nelle assemblee degli azionisti contro le politiche delle società, oppure tramite le delibere degli azionisti. Inoltre, possiamo collaborare con altri azionisti in modo da aumentare la nostra partecipazione e la nostra influenza nelle società d’interesse. E dunque ci sono tante cose che possiamo fare prima di dire che la società non sta funzionando e disinvestire di conseguenza.

Tornando alla strategia del fondo di Nordea, ciò che la rende unica é l’impegno di de-risk (rendere l’attività meno rischiosa), per sbloccare valore, per migliorare i fondamentali e la percezione dell’azienda. E quindi siamo motivati e allineati al 100% a guidare questa ambizione di coinvolgimento e questo è il motivo per cui non lasceremo che quell’orizzonte temporale si trascini troppo a lungo.

Negli ultimi mesi, a fronte di uno scenario geopolitico complesso, abbiamo visto un rallentamento del percorso di transizione ecologica. Per esempio: in Italia è stata portata al massimo la produzione di energia elettrica da sette centrali a carbone. La Germania ha fatto un passo indietro sulla chiusura delle centrali nucleari.  Questa retromarcia può ostacolare gli investimenti in prodotti ESG da parte dei risparmiatori?

La crisi energetica è al centro delle discussioni che stiamo avendo con le aziende in cui abbiamo investito.

Penso che il momento storico che stiamo vivendo sia un ostacolo a breve termine per il processo di decarbonizzazione, ma è un’opportunità a medio-lungo termine. I governi di tutto il mondo chiedono ai produttori di energia di utilizzare dei combustibili fossili dannosi per l’ambiente appunto per gestire la crisi energetica in Europa nel breve termine.

A medio termine, però stanno effettivamente accelerando la transizione verso le rinnovabili perché vogliono liberarci dalla dipendenza dei fossili il prima possibile. Quindi, quest’anno vedremo molte società, che hanno cercato di migliorare il loro profilo sotto punto di vista di emissioni, peggiorare i propri profili sotto questo aspetto a causa del contesto attuale. Ma quello che stiamo vedendo nel medio termine è che i loro impianti rinnovabili sono approvati più velocemente e sono incentivati a investire di più.

Prima ha menzionato la Germania: sì hanno dovuto cambiare temporaneamente la strategia sull’energia, ma hanno recentemente annunciato che stanno anticipando il ritiro del carbone dal 2038 al 2030 e questa è un’ottima notizia. Stanno aprendo la strada a permessi più facili, più fondi per accelerare la costruzione di nuove generazioni di impianti rinnovabili. E quindi vediamo la situazione attuale come un’ottima opportunità d’investimento nel medio termine e noi siamo investitori di lungo termine.

Quindi questa è una rassicurazione per gli investitori ESG?

Si, tante delle società in cui abbiamo investito sono impopolari a causa dell’outlook di crescita negativo. Ma le abbiamo scelte per il nostro stile di investimento contrarian. Cerchiamo titoli che sono impopolari e non amati, rispetto alle mosse del resto del mercato. Le pessime prospettive per la crescita economica a livello globale hanno avuto un impatto molto negativo sulle società che acquistiamo. E questo è già ampiamente scontato nel prezzo delle azioni.

E quindi, quello che stiamo facendo è portare avanti un futuro più luminoso. E questo è il bello dell’investimento azionario. Non è che bisogna mantenere le azioni delle società fino al 2050 quando tutti raggiungeranno l’obiettivo net-zero. Si tratta di scontare l’incredibile scenario futuro di oggi, così quando il percorso futuro di de-carbonizzare e l’accelerazione della costruzione di energie rinnovabili sarà reso più chiaro, potremo trarre beneficio dalle scelte fatte in passato.