Chi è Joe Biden, il 46° presidente degli Usa

7 Novembre 2020, di Redazione Wall Street Italia

Joe Biden, il candidato del partito democratico, è il 46° presidente degli Stati Uniti. Dopo il lungo conteggio dei voti postali ha conquistato nel pomeriggio la maggioranza (284) dei grandi elettori che lo nomineranno ufficialmente presidente degli Stati Uniti nelle prossime settimane.

Biden, la storia

Nato in Pennsylvania nel 1942, Biden si è laurato in Scienze Politiche con successiva specializzazione in legge a Syracuse (New York); da lì il giovane Biden ha intrapreso la carriera di avvocato.

Precoce la sua entrata in politica: a soli 30 anni, nel 1973, diventa senatore federale per lo stato del Delaware, carica che manterrà fino al 2009.
Proprio in coincidenza con la sua prima elezione Biden subì la perdita della prima moglie Neilla e della figlia Naomi Christina, coinvolte in un incidente automobilistico. Nel corso della sua lunga carriera di senatore, Biden si è specializzato in materie di interesse internazionale divenendo per tre volte presidente della commissione Esteri.

Biden è stato anche presidente della Commissione sulla giurisdizione del Senato federale e presidente del Comitato i controllo sul narcotraffico internazionale. Biden ha cercato altre due volte l’investitura come candidato presidente del Partito Democratico, senza mai riuscirvi: nel 1988 venne battuto da Michael Dukakis, nel 2008 si ritirò dopo le prime votazioni Iowa a causa del magro risultato ottenuto.

Fu proprio nel 2008, però, che Biden poté raggiungere il suo massimo risultato politico affiancando la vittoriosa campagna presidenziale di Barack Obama, in qualità di candidato vicepresidente. Un’accoppiata, quella Obama-Biden, che conquistò la vittoria anche nella campagna del 2012 contro Mitt Romney.

Il programma di Biden

Consapevole dello spirito dei tempi, anche il programma economico di Biden è attento a soddisfare le aspettative delle classi che più hanno sofferto gli anni successivi alla Grande Crisi. Per “ricostruire la classe media”, vero e proprio leitmotiv della campagna dell’ex vicepresidente, viene proposto nel dettaglio:

  • L’aumento del salario minimo federale a 15 dollari orari.
  • Il “blocco dei tentativi dei repubblicani nella compressione dei diritti sindacali e della contrattazione collettiva”.
  • Creazione di 10 milioni di posti di lavori nella “rivoluzione verso la clean-economy” ovvero nella transizione in chiave eco-sostenibile.

Buona parte del programma economico di Joe Biden si concentra sugli investimenti in infrastrutture, che vengono ampiamente trattati nel programma come un presupposto per la creazione di lavoro e ricchezza. “Le infrastrutture della nostra nazione si stanno letteralmente sgretolando”, scrive lo staff di Biden sul sito ufficiale, “è inaccettabile che un miglio su cinque delle nostre autostrade sia giudicato in cattive condizioni, che decine di milioni di americani non abbiano accesso alla banda larga e che le nostre scuole pubbliche abbiano ripetutamente ottenuto un voto D + dalla American Society of Civil Engineers”.
Biden propone “un investimento nella trasformazione delle infrastrutture e nel futuro del Paese: 1.300 miliardi di dollari in dieci anni, che servano alla classe media americana per competere e vincere nell’economia globale, per spostare gli Stati Uniti verso le zero emissioni di gas serra e per garantire che le città, le città e le aree rurali di tutto il nostro paese partecipino a tale crescita”, si legge nel programma.

In politica estera e migratoria Joe Biden propone di eliminare il Travel Ban che aveva sbarrato l’ingresso ai cittadini provenienti da Paesi a maggioranza musulmana come la Siria, di eliminare le politiche di asilo messe in campo da Trump, compresa la pratica che prevede la separazione delle famiglie di migranti irregolari al confine e di riportare “un impegno nei confronti della scienza” e nella lotta al cambiamento climatico.

Biden propone, inoltre, una rinnovata fiducia nella Nato e rafforzamento della cooperazione con gli alleati. Per quanto riguarda l’Iran, la questione geopolitica più complicata dal punto di vista della sicurezza internazionale, il candidato promette che, nel caso in cui Teheran dovesse tornare a rispettare il patto sul nucleare, gli Usa rientrerebbero nell’Accordo.