CGIA di Mestre, ritardi pagamenti costa a imprese 10 mld l’anno

20 Ottobre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – “Grazie al Parlamento Europeo si è ristabilito un principio fondamentale della democrazia economica: nei rapporti commerciali tra privati, e tra privati e pubblico impiego, i tempi di pagamento saranno molto più ragionevoli degli attuali che hanno ormai raggiunto ritardi inaccettabili. Adesso è da sperare che il nostro Esecutivo recepisca questa direttiva in tempi brevissimi per ridar fiato alle centinaia e centinaia di migliaia di aziende a corto di liquidità”. E’questo il commento rilasciato dal segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi, dopo aver appreso l’approvazione, a Strasburgo, della Direttiva Ue contro i ritardi nei pagamenti. Un problema, quello dei ritardi nei pagamenti, che la CGIA di Mestre stima si aggiri attorno ai 10 miliardi di euro l’anno. Un importo di cui le imprese, soprattutto quelle piccole, devono farsi carico per far fronte alla mancanza di liquidità provocata dal ritardo nell’incasso delle fatture. Questa situazione, diffusissima in Italia, costringe molte aziende a ricorrere a prestiti bancari per finanziare l’attività. A questo extraonere sono inclusi anche i costi delle risorse umane impegnate nel sollecito dei pagamenti, o quelli da sostenere quando si è costretti a rivolgersi ad una società di recupero crediti. “Solo nei confronti della sanità italiana – prosegue Giuseppe Bortolussi– le imprese vantano crediti per circa 33 miliardi di euro. Complessivamente, nei confronti della Pubblica Amministrazione le aziende private devono ancora riscuotere una somma che si aggira tra i 60 e i 70 miliardi di euro. Una situazione che non ha eguali in Europa”. Ma le cose non vanno meglio nemmeno quando si fa riferimento a transazioni commerciali tra imprese private. “Secondo una ricerca effettuata dall’Ue – prosegue Giuseppe Bortolussi – è emerso, soprattutto in Italia, che i ritardi di pagamento imputabili alle grandi imprese si verificano con una frequenza doppia rispetto a quelli addebitabili alle PMI. Inoltre, la durata delle dilazioni è doppia nel caso dei pagamenti effettuati dalle grandi imprese alle PMI, rispetto a quelli effettuati da queste ultime alle grandi imprese.” Interessante, inoltre, è l’elaborazione fatta dalla CGIA su dati Intrum Justitia. In questa comparazione si analizzano i rapporti commerciali che le imprese hanno con i clienti privati, con le altre imprese e con la Pubblica Amministrazione (Stato, Regioni ed Enti locali). Ed è con quest’ultimo partner commerciale che la situazione diventa critica. Lo Stato italiano, infatti, è il peggiore pagatore. I tempi di pagamento medi contrattuali arrivano a 95 giorni, mentre per quanto riguarda quelli medi effettivi, si arriva addirittura a 135. Dati ben lontani da quelli rilevati in Francia (57 giorni i tempi medi di pagamento contrattuali e 71 quelli effettivi), per non parlare del Regno Unito (30 giorni e 48 giorni) e della Germania (25 giorni e 40 giorni). Distanze incolmabili che si riscoprono anche nel rapporto tra imprese e privati. Così se i privati in Italia stabiliscono pagamenti contrattuali di 37 giorni e quelli effettivi arrivano a 57 giorni, in Germania si arriva a 20 giorni per i pagamenti medi contrattuali e a 32 giorni per quelli effettivi; in Francia a 30 e a 40 giorni e nel Regno Unito a 29,5 giorni per i pagamenti medi contrattuali e a 47 per quelli effettivi. E la maglia nera italiana spicca anche nelle transazioni tra imprese. Arriva in effetti, a quota 68 giorni il tempo di pagamento medio contrattuale di un’impresa ad un’altra impresa, a 88 giorni per i pagamenti effettivi. In Francia, invece, i due dati raggiungono rispettivamente 49 e 65 giorni, in Germania 30 e 36 giorni e nel Regno Unito 33 e 51 giorni.