Certificati Bonus Cap possono diventare argini per la volatilità

21 Giugno 2016, di Alberto Battaglia

MILANO (WSI) – Che fra un anno le quotazioni siano salite o scese (moderatamente) il guadagno sull’azione sarà sempre lo stesso: è questo lo scenario per coloro che investono tramite i certificati Bonus cap. Cosa sono? Si tratta di strumenti finanziari in grado di ridurre l’impatto della volatilità, neutralizzandone gli effetti negativi, se questi restano entro una soglia prestabilita.

A scadenza l’investitore viene remunerato col capitale investito più un bonus previsto dal contratto, a condizione che il titolo azionario sottostante non sia crollato al di sotto di un determinato valore, definito come “barriera”. A seconda del contratto il superamento della barriera annulla il bonus qualora essa venga oltrepassata a scadenza oppure, in altri casi, in un qualsiasi momento della contrattazione del titolo sottostante.

Nel primo caso, va tenuto conto che, giunti alla scadenza le perdite del titolo sottostante possono rivelarsi superiori alle previsioni: se così dovesse essere, all’investitore viene corrisposto lo stesso importo che avrebbe in mano se avesse investito il suo capitale direttamente nell’azione sottostante. Con la relativa perdita di capitale.

Fra i certificati che limitano alla data scadenza la possibilità di un “evento barriera”, quello che fa decadere l’accesso al bonus, ci sono quelli quotati lo scorso 14 giugno da Banca Imi. Si tratta di otto Bonus Cap Certificate quotati con listing diretto sul mercato SeDeX di Borsa Italiana, con scadenza il 9 giugno 2017.

Le azioni sottostanti sono otto fra i più principali titoli del paniere Ftse Mib: Eni, Fiat Chrysler, Assicurazioni Generali, Mediaset, Mediobanca, STMicroelectronics, Telecom Italia e Unicredit. Il bonus può variare dall’8% (calcolato sul prezzo di emissione di mille euro) al 18,8%. Quanto possono “perdere” questi titoli azionari a scadenza affinché resti intatto il capitale investito più il bonus? Dipende: si va dal 20 al 30% (in questi casi si intende una barriera all’80 e al 70%).

Per fare un esempio concreto, l’investitore che opti per il certificato basato sul titolo Eni potrà accedere a un interesse dell’8,3% se il 7 giugno 2017 le azioni dell’azienda petrolifera del Cane a sei zampe non saranno scese di più del 20% rispetto al valore che avevano il 9 giugno 2016.

(Immagine: Banca Imi)