Certificates Room: come selezionare il certificato adatto alle proprie esigenze

30 Aprile 2020, di Redazione Wall Street Italia

Il 16 aprile si è svolta la quarta puntata di Certificate Room, format video interamente dedicato al mondo dei certificati.
Nella puntata Certificates Room: un certificato per ogni esigenza (https://www.wallstreetitalia.com/certificates-room-un-certificato-per-ogni-esigenza-video/), l’ultima introduttiva la mondo dei certificati, sono stati affrontati due temi: le tipologie di certificati e la matrice dei certificati.
Quest’ultima frutto della collaborazione tra WSI e Certificati e Derivati ideata per dare un valido e semplice strumento agli investitori e consulenti finanziari per trovare il miglior certificato in base alle proprie esigenze e obiettivi d’investimento. In questo articolo affrontiamo i due temi pur rimandando al video per l’analisi integrale.

Un certificato per ogni esigenza

Secondo la classificazione Acepi, tutti i certificati si possono sostanzialmente ricondurre, a secondo del livello di rischio e della presenza o meno di protezione del capitale investito, a quattro macro categorie: i certificati a capitale protetto, i certificati a capitale condizionatamente protetto, i certificati a capitale non protetto e i certificati a leva.

I certificati a capitale protetto permettono di trarre beneficio dal rialzo (o ribasso) dell’attività sottostante proteggendo al contempo il capitale investito in caso di ribasso o rialzo. Il livello di protezione è definito in partenza e può essere sia totale che parziale. Nel caso di protezione totale il rimborso minimo sarà pari al 100% del capitale, altrimenti sarà inferiore al 100%, solitamente tra 80 e 90%. Talvolta questi prodotti hanno anche un fattore di partecipazione, espresso in percentuale, che definisce il rapporto tra variazione del sottostante e variazione del certificato. Di fatto amplificando le performance del certificato rispetto al sottostante. Spesso la partecipazione è lineare, ovvero alla variazione di un punto % del sottostante, corrisponde una variazione del certificato di pari entità. La partecipazione può essere sia inferiore che superiore al 100%. Principali categorie dei certificati a capitale protetto sono gli Equity Protection, i Double Win, gli Express Protection e i Certificati Digitali.

I certificati a capitale condizionatamente protetto consentono di beneficiare di rialzi dell’attività sottostante (in alcuni casi anche del ribasso) e proteggono il capitale investito, a condizione che il sottostante non scenda al di sotto di un livello predefinito, detto barriera di protezione. Entro questo livello, che solitamente è tra il 30 e il 40% al di sotto dello strike (valore inziale), si può ottenere, a seconda delle categorie di certificati, il rimborso totale del capitale nominale o anche un rendimento positivo. Violata la barriera invece la protezione del certificato cessa di esistere e lo strumento si comporta come un certificato a capitale non protetto, replicando linearmente l’attività sottostante.
Quando il certificato perde la protezione si dice che si è verificato l’evento barriera. Quando può manifestarsi l’evento barriera? La misurazione può essere continua o discreta. La misurazione è discreta se il livello del sottostante viene misurato solo una volta, solitamente alla scadenza dello strumento. In tale data il prezzo dell’attività sottostante è confrontato con la rispettiva barriera e, se il suo livello è superiore alla soglia fissata, il rimborso terrà conto della protezione. In caso contrario la protezione viene meno e il rimborso dipenderà dal rapporto di conversione (o multiplo) tra certificato e attività sottostante. Se la misurazione è continua, il livello del sottostante viene invece confrontato ogni giorno con la rispettiva barriera fino alla scadenza del certificato, oppure fino al raggiungimento della stessa, con conseguenza perdita della protezione (in alcuni certificati per continua si intende qualsiasi momento della seduta, ovvero intraday, per altri solo al prezzo di chiusura). In ogni caso se salta la protezione non è detto che il certificato porti a una perdita sul capitale. I prezzi del sottostante infatti possono salire tornando al di sopra dello strike. Tra gli strumenti a capitale condizionatamente protetto, i principali sono gli Airbag, i Bonus, i Cash Collect, gli Express, e i Twin Win.
I certificati a capitale non protetto sono i più semplici nella loro costruzione. Spesso sono utilizzati per replicare le performance di indici azionari, in alternativa ad altri strumenti come gli ETF, ma potenzialmente possono replicare qualsiasi attività sottostante. Vi rientrano i Benchmark, i Discount e gli Outpeformance.
I certificati a leva sono di due tipi, long e short, e permettono di partecipare rispettivamente al rialzo e al ribasso alle performance dell’attività sottostante, con effetto leva. La leva può essere fissa o dinamica. Rientrano in questa categoria i Turbo Long e Short, i Mini Future e i Leva Fissa.

La matrice dei certificati

L’elaborazione della matrice prende spunto dal lavoro realizzato da Mauro Camelia nel libro: “I certificati nell’asset allocation della clientela private”.

La matrice è composta da un asse verticale e uno orizzontale. In quello orizzontale trovate le tipologie di certificati principali suddiviso in categorie ACEPI e sotto categorie. Sull’asse verticale invece troviamo gli obiettivi d’investimento.
Per riduzione del rischio di portafoglio si intende la presenza di meccanismi di protezione condizionata o incondizionata che contribuisce a ridurre il rischio complessivo di portafoglio. Ottimizzare dunque le performance del sottostante tramite il riconoscimento di un premio a scadenza o tramite la partecipazione asimmetrica.
La struttura cedolare si riferisce all’esigenza di ottenere cedole (condizionate o non condizionate), elemento molto apprezzato dagli investitori italiani. L’outperformance ci permette di ottimizzare le performance del sottostante tramite il riconoscimento di un premio a scadenza o tramite partecipazione asimmetrica. L’ ottimizzazione fiscale è la caratteristica tale per cui i redditi generati dai certificati, in quanto considerati redditi diversi, possono essere utilizzati per compensare le minusvalenze presenti in portafoglio negli ultimi 4 anni.
Il recupero delle perdite pregresse è la presenza di meccanismi di protezione condizionata o incondizionata che ci permettono di ottenere rendimento anche in fasi di mercato avverse, contribuendo a ridurre le perdite in portafoglio. L’effetto leva per chi vuole amplificare le performance e la copertura di portafoglio per chi ha la necessità di coprire il portafoglio esposto su qualche tipologia di asset.
A questo punto è chiaro per esempio che, se un investitore ha bisogno di un prodotto a struttura cedolare, potrà scegliere, in base alla necessità di protezione condizionata o incondizionata, tra i Protection con Cedola e i Cash Collect. Oppure, se cerca la riduzione del rischio di portafoglio e un outpeformance magari per recuperare perdite pregresse potrà usare un Bonus Cap.
Nelle prossime puntate cominceremo ad analizzare le varie tipologie di certificato.