Cassa depositi: conti in ordine per sostituire Mediobanca

27 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – La Cassa depositi e prestiti festeggia un doppio risultato positivo. Aver chiuso i conti del 2012 in attivo infatti ha un sapore decisamente migliore se questa prestazione è superiore a quella registrata dall’omologa francese, la Caisse des dépôts et consignations, eterna rivale nel campo degli interventi pubblici fra i Paesi fondatori dell’Ue.

Il sorpasso della Cdp sulla Caisse – il secondo consecutivo in due anni – arriva nel momento in cui si concentrano diverse indiscrezioni sul ruolo che la controllata del Tesoro potrebbe avere nel rilevare l’eredità di Mediobanca.

Adesso infatti che Pagliaro e Nagel, presidente e amministratore delegato dell’ex regno di Enrico Cuccia, vogliono abbandonare i salotti e concentrarsi sui rami retail di Compass e CheBanca, sono partite le scommesse sul destino delle cosiddette partecipazioni di sistema detenute da Mediobanca, da Rcs a Telecom.

Sotto la gestione del Presidente Bassanini e dell’ad Gorno Temprini, la Cdp ha guadagnato nel 2012 2,8 miliardi di euro, incrementando gli asset fino a raggiungere 305 miliardi (i francesi invece sono riusciti a raddoppiare le perdite, fino a 458 milioni di euro, nonostante un aumento dei ricavi di 25 milioni, ndr). Merito anche della diversificazione dell’attività, che si è estesa dalla tradizionale raccolta postale al social housing, passando per una maggiore presenza nel settore industriale.

Un boccone così ghiotto non può passare inosservato, se è vero che nei mesi scorsi L’Espresso aveva anche rilanciato l’ipotesi che la Cdp diventasse regista dell’eventuale fusione di Mps e Poste Italiane. Non stupisce, dunque, che in questi giorni il Wall Street Journal individui proprio nella cassa il “salvadanaio” ideale, per dimensioni e solidità, per fa confluire le partecipazioni fortemente volute da Cuccia per la sua Mediobanca (liberandosene, l’istituto incasserebbe circa 1 miliardo e mezzo di euro).

Considerando la composizione del cda della Cassa depositi e prestiti, della quale il Ministero dell’Economia detiene l’80,1%, sarebbe come dire che molte società tornerebbero all’ovile (vedi l’ex monopolista Telecom) e altre sarebbero salvate dallo Stato, come Rcs. Chi vivrà vedrà, ma qualunque strada prendano le partecipazioni Mediobanca, sembra essere comunque arrivata la fine di un’era.

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