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Casa: gli italiani non perdono desiderio di acquistare, ma accesso al credito resta interrogativo

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Neppure il Covid ha scalfito il desiderio degli italiani di acquistare casa, rinnovato durante e post lockdown, e venuto meno solo con l’arrivo della cassa integrazione e con l’incertezza del mantenimento del posto di lavoro.

È quanto sottolinea Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa, che, a due mesi dalla riapertura delle agenzie, ha spiegato:

“Le attese sono per un andamento economico differente nei diversi territori e, laddove si dovessero manifestare fragilità territoriali, il trend del mercato immobiliare potrebbe risentirne in termini di una maggiore difficoltà di accesso al credito. I dati sulle compravendite dei primi tre mesi del 2020 registrate dall’Agenzia delle Entrate hanno evidenziato un calo delle transazioni del 15,5%, una contrazione che, quasi certamente, ci porteremo fino alla fine dell’anno, che potrebbe chiudersi con circa 100 mila compravendite in meno rispetto al 2019.
Tuttavia abbiamo riscontrato che “c’è movimento”, dinamismo non solo dovuto a ciò che era rimasto in sospeso causa Covid e poi ultimato alla riapertura, ma una ricerca della casa ancora viva, come dimostrano anche i dati record registrati dal nostro portale”.

Durante la pandemia c’è stata un’impennata di richieste di case con spazi esterni, dettati da un’apnea d’aria troppo lunga dovuta al confinamento domestico che ha fatto, però, riscoprire agli italiani l’importanza della casa a cui adesso si accorda maggiore attenzione rispetto al passato.

Il punto cruciale sarà l’accesso al credito per potersi permettere queste abitazioni.

Il mercato dei mutui decisamente favorevole consente di tentare l’acquisto migliorativo, ma secondo Megliola, bisognerà fare i conti con l’atteggiamento degli istituti di credito, che pur propensi ad erogare si muoveranno con maggiore prudenza.

Identikit di chi cerca casa

Dopo il lockdown si stanno muovendo prevalentemente persone alla ricerca della prima casa o della soluzione migliorativa e si evidenzia una contrazione degli acquisti per investimento.

Gli investitori, infatti, soprattutto nelle metropoli e se indirizzati verso gli affitti brevi, si sono fermati. Si stanno però attivando piccoli risparmiatori che considerano il mattone ancora una valida modalità di impiego del capitale, meno volatile di altre forme di investimento e, soprattutto, in grado di essere un vero bene rifugio. E questo è un importante segnale di fiducia nel settore.

Dai primi sondaggi sulla rete lato prezzi si evidenzia una certa rigidità da parte dei proprietari a ribassarli tranne nei casi in cui si ha necessità ed urgenza di vendere. Il sentiment della rete sembra orientata verso la stabilità delle quotazioni in alcune grandi città (tra queste Milano e Bologna che prima del lockdown erano in forte crescita) ed un probabile ribasso nelle città più piccole che ancora non erano uscite dalla crisi immobiliare ed i cui prezzi erano ancora in discesa.

Al momento sembrano soffrire maggiormente i centri storici delle metropoli che attiravano soprattutto gli investitori.

 

 

In calo i canoni di affitto

Sembrerebbero esserci, invece, segnali di ribasso sui canoni di locazione in seguito all’incremento dell’offerta di immobili che, soprattutto nelle grandi città, sta calmierando la crescita degli stessi. Quest’ultima, dal secondo semestre del 2015, non si era mai arrestata a causa della diminuzione dell’offerta residenziale determinata dalla destinazione di molti immobili al segmento degli affitti brevi.

“Attualmente molti immobili con destinazione turistica sono stati immessi sul canale residenziale con contratti transitori in attesa di capire cosa succederà alle presenze turistiche. Ma sarà interessante anche capire come si muoveranno gli studenti universitari e i lavoratori fuori sede (la cui domanda è venuta meno nel lockdown). Resta l’incognita della domanda di locazione da parte dei trasfertisti che dipenderà dalla modalità in cui si svolgeranno le lezioni universitarie e dal prolungamento dello smart working. Altro aspetto da valutare sarà un possibile aumento della domanda da parte di chi non dovesse più essere in grado di accedere al credito per le peggiorate condizioni economiche” conclude Megliola.